Sicurezza
«Noi diciamo Sì, ora basta personalismi»
47 ”rossiani” del Pd avvertono Renzi: favorevoli alla riforma della Carta ma il referendum non è su di te
PISA. Ci mancava solo Maria Elena Boschi. Dopo il premier Matteo Renzi che a Bergamo era andato all’attacco degli «amanti dell’inciucio» e dei conservatori ad oltranza per rilanciare la campagna in favore del Sì al referendum costituzionale, ancora la “Meb” con le sue stilettate apodittiche. Anche la ministra fa della consultazione un referendum su se stessa e il governo: «Se vince il “No” anch’io lascio», ha detto. E poi quell’affondo, quella provocazione che ha fatto imbufalire Bersani. «I veri partigiani votano per il Sì», ha aggiunto la responsabile delle riforme. «Come si permette», ha ribattuto l’ex segretario emiliano. Troppo, davvero troppo. Per questo ieri 47 esponenti del Pd pisano, quasi tutti democrat della sinistra del partito ma dialogante (dai Giovani Turchi ai fedelissimi del governatore Enrico Rossi), hanno preso carta e penna firmando un documento netto, in cui si dichiarano a favore della riforma, ma «da sinistra», e se propiziata attraverso il dibattito. «Il Partito Democratico della Toscana, come in altre regioni, si è dato un obiettivo ambizioso: quello di costituire 500 comitati, 100 già in questo weekend e per farlo ha chiesto un impegno particolare ai suoi eletti. Un referendum importantissimo, che va a riformare la nostra bellissima e preziosissima Carta Costituzionale. Si sta parlando di questo adesso? Si sta entrando nel merito della riforma? A noi sembra piuttosto che si stia assistendo ad un’eccessiva personalizzazione e che si corra il rischio che questo sia un referendum tutto incentrato su “Renzi sì, Renzi no”», recita il comunicato, che riporta le firme, fra le altre, della consigliera regionale Alessandra Nardini e di sindaci come Alessio Antonelli e Simone Millozzi, Giancarlo Lunardi, Sergio Di Maio, Juri Taglioli, Renzo Macelloni e del vicesegretario cittadino Matteo Trapani. «Non doveva e non deve essere questo il tema del dibattito né all’esterno né all’interno del nostro partito», è il messaggio, che difende anche l’Anpi, dichiaratasi vicina al No e punzecchiata dalla Boschi. «Molti di noi sono orgogliosamente vicini ad associazioni di sinistra che portano avanti valori fondamentali, come Anpi e Arci, e non condividiamo il fatto che questo sia un dibattito ed una lotta tra tifoserie». I 47 promettono: nei prossimi mesi gireranno la provincia per incontrare delusi e scoraggiati, ma credono che «questa riforma serva innanzitutto al Paese, una riforma di cui parlavamo da anni, di cui la Sinistra parlava da anni, e quindi ora vogliamo sostenere, pur coscienti che essa non sia la migliore possibile. Proprio per questo “da sinistra” ci schieriamo per il Si, perché da qui passa il futuro non di una persona, ne di un partito, ma quello di tutto il Paese».
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