Il dolore
Giallo del morto al Gombo a fine mese risposta dal Dna
PISA. Una settimana per la verità. Di sicuro per avere una risposta alla domanda che dall’8 maggio sta tenendo sulle spine i familiari di Pierluigi Bellucci, il 62enne, conosciuto come il “Cicciaio”,...
PISA. Una settimana per la verità. Di sicuro per avere una risposta alla domanda che dall’8 maggio sta tenendo sulle spine i familiari di Pierluigi Bellucci, il 62enne, conosciuto come il “Cicciaio”, di Limite sull’Arno scomparso la sera del 18 marzo e mai più ritrovato. Entro la fine del mese la genetista forense dell’istituto di medicina legale, Isabella Spinetti consegnerà al sostituto procuratore, Aldo Mantovani l’esito della comparazione del Dna tra il tessuto prelevato dal cadavere rinvenuto sulla spiaggia del Gombo l’8 maggio e il profilo gentico estratto dalla saliva della mamma del “Ciacciaio”, Edda.
Se i due profili genetici combaceranno significherà che quel corpo appartiene davvero a Bellucci. E per i familiari se da un lato svanirà la speranza di ritrovarlo in vita, dall’altro avranno un corpo a cui dare degna sepoltura e una tomba su cui pregare. L'autopsia effettuata nei giorni scorsi non aveva sciolto i dubbi degli inquirenti. Ma aveva fornito un elemento che ha indotto la Procura a procedere con l’esame del Dna: la presenza di una placca in metallo sistemata all'altezza della tibia sinistra. Una placca identica a quella che era stata applicata a Bellucci qualche anno fa in seguito a un incidente motociclistico.
La placca è importante per circoscrivere le verifiche su quel corpo rinvenuto nudo a una decina di metri battigia e ridotto in uno stato compatibile con la permanenza in acqua per settimane, forse oltre un mese. Un’ipotesi compatibile con la sparizione di Bellucci. Il ricorso al Dna per scrivere l’ultimo capitolo di un finale ancora aperto sul giallo della scomparsa del “Cicciaio”. E mettere il cuore in pace ai familiari che dal 18 marzo vivono nel limbo di chi non sa che fine abbia fatto un proprio caro.(p.b.)
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