Il Tirreno

Pisa

Santa Croce, l’istituto convocherà le famiglie

di Sabrina Chiellini
Santa Croce, l’istituto convocherà le famiglie

Dopo i maltrattamenti la dirigente vuol tutelare al massimo i bambini e invita le insegnanti poco motivate a lasciare

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SANTA CROCE SULL’ARNO. Il metodo Montessori, di un servizio educativo al servizio dei bambini, sembra lontano anni luce pensando alle accuse che sono rivolte a due maestre di una scuola primaria di Santa Croce sull’Arno, ora sospese dal servizio per un mese con un’ordinanza del Gip del Tribunale di Pisa, Elsa Iadaresta. Le due insegnanti sessantenni sono accusate di maltrattamenti sui piccoli allievi, documentati, dopo la querela presentata dai genitori di una bambina, dalla certificazione medica prodotta insieme alla denuncia e dalle immagini della telecamera installata dai carabinieri del Nucleo investigativo nell’aula dove i 17 bambini frequentavano le lezioni e che per settimane ha seguito gli atti di violenza, strattoni, colpi sulla testa e sulla schiena, che in un’occasione sono stati così energici da provocare alcune lievi lesioni sul corpo di una bambina. Una situazione che per certi aspetti ricorda quella dell’asilo di Pisa. Il pubblico ministero, dottoressa Flavia Alemi, ha ritenuto, considerato che ormai si avvicina la fine della scuola, di dover richiedere una misura meno grave degli arresti domiciliari, ed è stata ritenuta sufficiente quella della sospensione dal servizio per evitare nel breve periodo la reiterazione del reato. Nella vicenda non sarà sfuggito il fatto che l’insegnante, accusata degli atti di violenza più gravi, era stata già denunciata per lo stesso motivo nel 2010 quando insegnava a Ponte a Egola, in un’altra scuola statale. Probabilmente se in questa circostanza invece di limitarsi ad acquisire la querela la Procura avesse disposto attività di intercettazione ambientale come quelle autorizzate negli ultimi casi di maltrattamenti sui fanciulli probabilmente sarebbero stati già acquisiti elementi per dimostrare i comportamenti vessatori che l’indagata, secondo l’accusa, ha messo in atto sui piccoli alunni di Santa Croce sull’Arno. E chissà quante volte in questi sei anni i bambini che hanno avuto a che fare con l’insegnante hanno sopportato un vasto repertorio di offese che spazia, almeno per gli episodi documentati, da “idiota, imbecille, vagabonda, rimbambita”. Corredate da giudizi che di formativo hanno ben poco: “tuo fratello è duro peggio di te” o “io ti batterei in terra, ti batterei”. E la collega che non interviene a fermare questi metodi e, anzi, addirittura li fa sfugge ad ogni logica del lavoro collegiale che sempre di più è richiesto agli insegnanti.

In questi giorni, dopo l’intervento dei carabinieri che hanno notificato alle indagate il provvedimento del Gip, i bambini hanno avuto nuove maestre. La dirigente scolastica sta valutando come affrontare dal punto di vista educativo la situazione. «Convocherò un’assemblea con i genitori – dice la dirigente scolastica - per aiutare i bambini a superare questa fase. Perché non si crei in loro un ingiusto senso di rivalsa e perché non perdano la fiducia nei confronti della figura dell’insegnante». A differenza di quanto avvenuto in altri contesti l’istituto scolastico di Santa Croce sull’Arno ha preso atto fin dal primo momento, dopo le lamentele dei genitori sfociate poi nella denuncia, di quello che stava succedendo nella classe ed ha cercato di intervenire. «Al di là di quello che è scritto nell’ordinanza che ancora non ci è stata notificata in quanto è stata trasmessa al Ministero, sono convinta che certi comportamenti non possano essere giustificati in alcun modo e non rientrano neppure nella libertà di insegnamento. Oggi la scuola ha sempre più bisogno di una didattica individualizzata e della personalizzazione degli apprendimenti. Questo richiede competenze e professionalità. Chi non se la sente, lasciatemelo dire, deve fare un altro lavoro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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