Attenzione
«La chiusura? Un danno e uno scandalo»
Il consiglio comunale si trasferisce all’interno della Carlo Colombo spa ad Ospedaletto
PISA. «La chiusura sarebbe una sconfitta per tutti». La politica, le istituzioni e la città si uniscono alla lotta dei dipendenti della Carlo Colombo spa, l'azienda leader nel mercato nazionale ed internazionale dei semilavorati in rame (prima in Italia, seconda in Europa e settima al mondo nel settore) che ha deciso di chiudere lo stabilimento di Ospedaletto e aprire una procedura di mobilità per i 68 operai impiegati.
Ieri, il consiglio comunale ha trasferito parte delle sue attività nel sito industriale di Bellatalla per portare la solidarietà della città ai lavoratori e ribadire il sostegno ai sindacati (Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Failms-Cisal), impegnati in una dura vertenza con la proprietà che il prossimo 8 giugno approderà per la seconda volta in un mese al ministero dello Sviluppo Economico (per martedì prossimo è previsto invece un incontro tra Comune e sindacati), e alla loro richiesta di ritiro della procedura in attesa di una soluzione alternativa: un nuovo investitore o una trasformazione dello stabilimento.
«Questa seduta ha un carattere simbolico, ma serve a dare la massima visibilità alla lotta per la difesa del lavoro - sottolinea il sindaco Marco Filippeschi -. In questi anni difficili, non abbiamo mai accettato fatti compiuti, cercando sempre di impostare con i lavoratori e i sindacati dei percorsi che in tanti casi hanno risolto positivamente le vertenze (Cantieri di Pisa, C-Global, Poste, Bassilichi). Non accettiamo la chiusura dello stabilimento della Carlo Colombo, dove negli ultimi anni sono stati fatti importanti investimenti. Le difficoltà non possono essere risolte con la chiusura e l'abbandono di tante maestranze e competenze: questo sarebbe uno scandalo e un danno. Occorre trovare soluzioni diverse, perché questo è un patrimonio che non può essere disperso. È un bene collettivo della città, dei lavoratori e delle loro famiglie che hanno diritto a mantenere il proprio posto di lavoro».
Operai da un lato, politica dall'altra. I locali mensa della fabbrica, “addobbati” da decine di striscioni di protesta verso la proprietà e di benvenuto al consiglio comunale, hanno accolto le preoccupazioni e la rabbia dei quasi 70 lavoratori vicini al licenziamento e le promesse di sostegno della politica. «La città crede fermamente nel valore di questa lotta», dice il presidente del consiglio comunale Ranieri Del Torto rivolgendosi ai sindacati e agli operai, che hanno “incassato” anche la solidarietà dei colleghi di Pizzighettone dove l'azienda ha sede legale e un secondo stabilimento che impiega 140 operai. La decisione di chiudere il sito pisano è arrivata dopo un lungo scontro che si è verificato all'interno del cda della società, la cui maggioranza è controllata dalla Jv Copper spa, una joint venture paritetica tra Glencore Internation, multinazionale anglo-svizzera dell'industria estrattiva, e un pool di 21 banche, entrati nella società nel 2008 dopo aver partecipato ad un precedente percorso di crisi. Gli stessi che dovrebbero ricapitalizzare la società, ma allo stesso tempo recuperare crediti accumulati negli anni.
Investitori e creditori. Paradossi e contraddizioni di un'azienda da tempo sull'orlo del baratro. Coloro che dovrebbero finanziare con almeno 70 milioni di euro un piano di ristrutturazione per salvare la società, devono recuperare crediti per oltre 200 milioni. Senza la ricapitalizzazione, la Carlo Colombo non è in grado di approvare i bilanci 2014 e 2015 e l'alternativa sarebbe aprire la strada di una procedura fallimentare (con relativa chiusura anche del sito di Pizzighettone), mettendo fine alle speranze dei lavoratori, da anni in regime di solidarietà o in cassa integrazione. Al termine della seduta, l'assemblea cittadina ha approvato all'unanimità un documento con cui esprime «solidarietà ai lavoratori» impegnandosi «a fare il possibile per scongiurare la chiusura del sito e salvaguardare i posti di lavoro».
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