Il Tirreno

Pisa

l'inchiesta

Truffa all'Inps: «Stai sereno, fai la PayPal e girami l’80% dei soldi»

di Mario Neri
Al funzionario Inps sono stati sequestrati immobili, un’auto, conti correnti e fondi di investimento
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Al funzionario Inps sono stati sequestrati immobili, un’auto, conti correnti e fondi di investimento

Così diceva il funzionario arrestato a Pisa alla sua rete. Erano 32 i complici: ciascuno aveva da 3 a 15 conti correnti. Ricevevano assegni familiari o cassa integrazione. Lui fu denunciato da un collega

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PISA. Non è neppure chiaro come avesse pensato di passarla liscia, Antonino Finocchiaro. Certo doveva essersi convinto che dal suo ufficio di piazza Guerrazzi nessuno lo avrebbe tradito, e che ai vertici dell’Inps provinciale si sarebbero schiacciati un sonnellino per chissà quanto tempo di fronte ai suoi generosi bonifici. Clic. Non si era curato nemmeno di trafugare una password a qualche collega. No, entrava nel sistema informatico dell’Istituto di previdenza direttamente con le sue credenziali, spingeva un tasto e distribuiva soldi senza posa per poi farseli restituire. Non tutti, no, ma parecchi. E per un po’ il "sistema Finocchiaro" ha pure funzionato.

La “percentuale”. Il funzionario dell’Inps arrestato lunedì mattina dagli uomini del nucleo investigativo dei carabinieri guidati dal capitano Michele Cataneo non gonfiava le erogazioni sulla cassa integrazione per farsi restituire una parte del denaro. Semplicemente - hanno ricostruito gli inquirenti - distribuiva assegni familiari e ammortizzatori sociali a persone che non ne avrebbero avuto diritto. E non era neppure così liberale come si è immaginato. Altro che cresta: le briciole le lasciava agli altri, lui si riprendeva il malloppo. Alla sua “rete” di complici, finti cassintegrati e falsi poveri, sottraeva una fetta variabile fra l’80 e il 90% di quanto elargiva.

La rete dei 32 compiacenti. Piano piano, pratica dopo pratica, Finocchiaro si era costruito una rete di favoreggiatori. Trentadue, uomini e donne di Pisa e provincia, adesso indagati nell’inchiesta coordinata dal pm Giovanni Porpora e dal procuratore capo Alessandro Crini per concorso in peculato, il reato contestato al funzionario. Non c’era nessun particolare raggiro, semplicemente un patto. Lui, 58 anni, di Messina ma residente a San Giuliano, prometteva l’affare sicuro. Loro, lavoratori o piccoli imprenditori, in alcuni casi avevano usufruito di quelle indennità in passato e nel frattempo avevano perso i requisiti per ottenerle oppure non li avevano mai avuti, avrebbero ricevuto somme certe, mese dopo mese.

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Conti correnti e PayPal. A ognuno di loro, li aveva rassicurati, sarebbe bastato aprire un buon numero di conti correnti e aquistare carte prepagate PayPal con cui restituire le somme. Potevano "stare sereni", Nessuno li avrebbe scoperti. C’era chi si era accontentato di tre conti bancari e chi era arrivato a collezionarne 15, intestandoli anche a mogli, figli, parenti (tutti finiti sotto sequestro). L'’importante era che facessero girare i soldi. Così, grazie al doppio rimbalzo che compivano i soldi dal conti correnti dei beneficiari alle sue Paypal, Finocchiaro si sarebbe intascato circa 800mila euro del milione e 39mila euro sottratti alle casse dell’istituto guidato da Tito Boeri.

Il funzionario “fedele”. Il funzionario “infedele” sarebbe riuscito a distrarre dalle casse dello Stato e a girare ad ognuno dei complici una media di 32.468,75 euro, 4.058 euro al mese, molto di più dei 1.600 oltre i quali non può andare ad esempio la cassa integrazione. In alcuni casi i versamenti hanno superato anche i 10 mila euro. Sì, perché il sistema è andato avanti per otto mesi ed è stato fermato solo grazie alla testimonianza di un collega “fedele” alla collettività, che ha segnalato tutto ai vertici. È stata la direzione provinciale, a marzo, ad inviare un esposto dettagliato alla Procura contro il dipendente di 58 anni. A quel punto sono bastate alcune verifiche incrociate, sulle operazioni informatiche compiute da Finocchiaro e sui conti bancari. Ma solo a quel punto.

I tempi e la “falla” digitale. Proprio le disinvoltura con cui il funzionario accedeva ai fondi dell’Inps attraverso le proprie credenziali informatiche e il tempo che si è concesso per depredarli di soldi pubblici hanno sorpreso perfino gli inquirenti. Possibile siano serviti così tanti mesi perché scattasse un alert? Possibile che i portali digitali di accesso ai fondi dell’istituto previdenziale non abbiano meccanismi di autodifesa immediata? Interrogativi che Finocchiaro, difeso dall’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio, potrà cominciare a illuminare la prossima settimana, nell’interrogatorio di garanzia.

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