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«Ok, noi paghiamo ma i soldi si investano solo sul turismo»

PISA. «Dopo quattro anni dall'introduzione della tassa di soggiorno a Pisa crediamo sia giunto il momento di mettersi nuovamente intorno ad un tavolo per discutere sui criteri di applicazione e sulla...

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PISA. «Dopo quattro anni dall'introduzione della tassa di soggiorno a Pisa crediamo sia giunto il momento di mettersi nuovamente intorno ad un tavolo per discutere sui criteri di applicazione e sulla sua destinazione. Dal 2012 ad oggi, purtroppo, il turismo non ha seguito la crescita stimata e quindi occorre una rimodulazione della tassa». Questa la posizione di Confesercenti Toscana Nord, con il suo direttore Marco Sbrana. «Avevamo espresso tutta la nostra contrarietà all’imposta al momento della proposta di introdurla da parte di Palazzo Gambacorti - dice ancora il direttore - Ma una volta deciso, abbiamo optato per il dialogo per modularne l'applicazione in modo meno traumatico. Contestare e basta non aveva senso». In Toscana, la tassa di soggiorno, vale circa 60 milioni di euro; l'annunciato accordo con soggetti di intermediazione di appartamenti privati ne dovrebbe portare altri 10, a seguito di una legge regionale che regoli il settore. «L'imposta di soggiorno deve recuperare la sua originale funzione, passando da un'imposta "sul turismo" ad un'imposta "per" il turismo. Il gettito dovrebbe essere vincolato alla realizzazione di interventi a sostegno del sistema ricettivo». A Firenze, ad esempio, il gettito 2014 dell'imposta è stato destinato per il 56,3% ai beni culturali, per l'8,4% ai beni ambientali e per il 35,3% al turismo. Pisa utilizza parte della tassa per incentivare, con un bando, il turismo in bassa stagione. «Ma si può fare di più - dice Sbrana - Ad esempio attingendo dall'imposta per riqualificare zona turistiche della città, a cominciare dal litorale». Confesercenti propone un nuovo tavolo di concertazione con il Comune, anche alla luce della discussione in Regione per rimettere mano al Testo Unico sul turismo. «Innanzitutto la tassa di soggiorno dovrebbe essere legata direttamente al costo della camera - spiega Sbrana - Un modo per garantire maggiore equità, e quindi nessun pericolo di concorrenza tra una zona e l'altra. E il gestore non può essere chiamato a rispondere del mancato pagamento da parte del turista e neanche versare delle somme che non ha incassato (rifiuto del cliente, clienti morosi o inadempienti)».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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