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Tassa di soggiorno, caccia ai furbetti e gli incassi crescono del 15%

Mario Neri
Tassa di soggiorno, caccia ai furbetti e gli incassi crescono del 15%

Il Comune recupera 260mila euro di evasione Serfogli: «Ora una task force per scovarli tutti»

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PISA. Una cifra col segno più dove meno te l’aspetti. Ma soprattutto molto più alta di quanto Palazzo Gambacorti avesse programmato. Quasi un tesoretto se non fosse che è frutto di una caccia al sommerso, di una strategia messa in campo da pochissimi mesi contro i furbetti del turismo, albergatori e “host” riottosi che finora di pagare la tassa di soggiorno non ne volevano proprio sapere. Sorpresa, nel bilancio consuntivo 2015 sono spuntati 260mila euro in più dal gettito proveniente dall’imposta introdotta qualche anno fa sulle presenze nelle strutture ricettive. Non una cosa da poco per il Comune di Pisa, che nel 2014 era riuscito a incassare 1 milione e 692mila euro dall’imposta. Le stime iniziali nel 2015 erano addirittura al ribasso.

A giudicare dall’andamento degli introiti, a inizio anno gli uffici del bilancio avevano stimato un gettito potenziale di appena 1,115 milioni. «Poi abbiamo stretto una collaborazione con la Guardia di Finanza - dice l’assessore al bilancio Andrea Serfogli - e attraverso delle verifiche incrociate su tre evasori totali siamo riusciti a recuperare una fetta di evasione importante fino ad arrivare a chiudere il consuntivo con 1 milione e 952mila euro di incassi provenienti dalla tassa di soggiorno». Un incremento del 15,3%. Alimentato anche da un effetto deterrenza innescato dai procedimenti penali e le condanne scattate per alcuni albergatori. Ad aver sollecitato i riottosi a pagare, sono convinti a Palazzo Gambacorti, sarebbe stata soprattutto una sentenza di condanna ai danni di una albergatrice, condannata a due anni di reclusione (scampata grazie alla condizionale) non solo per appropriazione indebita ma anche per peculato.

Ma Serfogli adesso crede di poter fare molto di più. Ha già pronte due delibere per varare un pacchetto anti-evasione. Una prevede un accordo con l’Agenzia delle Entrate per allargare il modello adottato finora su tutto il territorio. Verifiche molto dettagliate che per ora non è stato possibile compiere su tutti le 380 strutture ricettive censite in città, fra cui 60 alberghi. «Per rintracciare il tasso di evasione vengono confrontate le fatture emesse dalle imprese con quanto versato sulla tassa di soggiorno - spiega l’assessore - Le incongruenze ovviamente fanno scattare un controllo». Ma il salto di qualità se lo aspetta dalla creazione di una task force dedicata alla caccia ai furbetti.

«Un nucleo di vigili urbani, in collaborazione con gli ispettori della Sepi, batterà a tappeto il territorio per scovare bed and breakfast, affittacamere e case vacanze che oggi non versano l’imposta». Oggi infatti il Comune ne conta circa 270 nella banca dati delle attività produttive. Molti meno però quelli registrati negli elenchi dell’esattore. Non solo. «Cercheremo di stringere un accordo con Airbnb come ha fatto Firenze. Oggi sono molti i proprietari che trasformano la propria casa in un alloggio turistico senza regolarizzare la propria posizione ma che sfruttano il portale online per affittare appartamenti e camere». Una rete, in gran parte fuorilegge, che conta già 438 offerte, quasi tutte a Pisa. Scovarle potrebbe portare le entrate dalla tassa di soggiorno a 2,5 milioni all’anno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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