Sicurezza
Carlo Colombo, confermata la chiusura
Inascoltate le richieste dei sindacati: sit in dei 68 dipendenti che annunciano una manifestazione in piazza Duomo
PISA. Nessun passo indietro. La Carlo Colombo conferma la chiusura dello stabilimento pisano e la procedura di mobilità per i 68 operai impiegati. Nonostante le pressioni di istituzioni, sindacati e lavoratori, l'azienda leader nel mercato nazionale ed internazionale dei semilavorati in rame (controllata dalla Jv Copper spa, joint venture paritetica tra Glencore Internation, multinazionale anglo-svizzera dell'industria estrattiva, e un gruppo di banche) ha ribadito ieri, durante il primo faccia a faccia con le organizzazioni sindacali che si svolto all'Unione Industriale, la volontà di spegnare per sempre i macchinari dello stabilimento di Ospedaletto e licenziare l'intera forza lavoro.
Nessuna dichiarazione, né una risposta alle richieste di ritiro o sospensione della procedura avanzata dai rappresentanti sindacali di Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Failms-Cisal e dalle Rsu del sito di via Bellatalla. L'amministratore delegato e il direttore della società e il rappresentante in Italia della Glencore hanno scelto la strada del silenzio - lasciando ai rappresentanti dell'Unione Industriale il compito di avviare una trattativa che si è rilevata da subito in salita - contrariamente agli operai che, durante uno sciopero indetto dai sindacati, si sono riuniti "armati" di fischietti, megafoni e striscioni in presidio all'esterno della sede di via Volturno, dove la rabbia e la preoccupazione di perdere il posto di lavoro si è trasformata in una lunga contestazione ai vertici della società, a più riprese diventati oggetto di slogan e cori.
Al presidio anche il sindaco Marco Filippeschi che ha portato agli operai la solidarietà di Palazzo Gambacorti e proposto lo svolgimento di un consiglio comunale aperto all'interno dello stabilimento industriale. Durante l'incontro, l'azienda con sede legale a Pizzighettone (dove ha sede un secondo stabilimento che impiega oltre 140 operai) ha di fatto rispedito al mittente le richieste avanzate durante il tavolo di mercoledì scorso al ministero dello Sviluppo Economico - dove le istituzioni locali (Comune e Regione) e i rappresentanti dei lavoratori hanno chiesto il ritiro della procedura di mobilità e la stesura di un nuovo piano industriale che preveda anche lo stabilimento di Pisa -, ma ha lasciato aperta ogni possibilità non chiedendo la chiusura della vertenza.
«Teniamo aperto ogni canale - sottolinea Raimondo Feliciano della Fiom - per cercare ogni soluzione alternativa alla chiusura». Con la vertenza continuerà anche la lotta degli operai e dei loro rappresentanti che si dicono pronti a scendere in piazza e ad organizzare iniziative pubbliche con le istituzioni. Una manifestazione in Piazza dei Miracoli una delle possibili nuove tappe della mobilitazione per la difesa dei posti di lavoro che va avanti da oltre dieci giorni con un presidio permanente nel sito industriale.
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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