Italia
Da anni aspettano il “sì” al canile
L’Enpa di Pisa e Cascina in lotta per veder riconosciuto lo status di rifugio alla struttura sanitaria attiva dal 2007
PISA. Loro la chiamano una "via Crucis": è il viavai che hanno fatto negli uffici del Comune, in questi ultimi anni, per vedere realizzato il progetto di "canile rifugio".
Le due portabandiera di questa battaglia, sono Anna Maria Brunoni, presidente dell'Enpa provinciale di Pisa, l'ente di protezione degli animali e Maria Teresa Barghigiani, che è responsabile della stessa associazione, la per la delegazione di Cascina. «Per anni abbiamo cercato di ottenere un canile pubblico: agli inizi del 2007 fu inaugurato il canile sanitario. In quella occasione ci fu promesso, a breve, anche il canile rifugio».
Una questione di denominazione. Ma che implica una serie di servizi e di figure, che fanno la differenza.
«Per anni - proseguono le due associazioni - abbiamo segnalato che i box in esubero, nel canile sanitario, fossero modificati e adeguati a quel che si richiede a un canile rifugio: l'intervento è stato realizzato, ma la denominazione non è ancora arrivata».
Una questione di burocrazia. Ma non solo. Perché una volta che lo spazio viene autorizzato a questa nuova destinazione d'uso, dev'essere accompagnato anche da alcuni specifici servizi, come la presenza di un medico, che è previsto dalla normativa. Manca, comunque, il bando per la gara di appalto che dovrà servire ad assegnare la gestione del canile. «Ma soprattutto, manca l'approvazione da parte di chi ne ha la competenza - spiegano Brunoni e Barghigiani - che non rende fruibile quell'area, per gli scopi per i quali noi stiamo lottando».
Quella promessa fatta quasi dieci anni fa, rimane solo sulla carta. «Un'utopia - sottolinea Le rappresentanti dell'Enpa pisana e di Cascina - legata anche a un bel po' di denaro sprecato, in tutti questi anni: soldi pubblici gettati al vento».
Ed è anche per questo che Brunoni e Barghigiani, ma insieme con loro anche tante altre presone che amano gli animali e che si occupano attivamente della questione, hanno deciso di non demordere e di continuare la loro lotta.
«Continueremo a fare la spola tra i vari uffici _ spiegano _ Quelli del Comune e anche quelli dell'azienda sanitaria locale che deve dare l'assenso ufficiale. Ma faremo anche altre forme di sensibilizzazione dell'opinione pubblica: faremo volantinaggio, utilizzeremo i social network. Anche perché questa vicenda riguarda Pisa che è il Comune capofila, ma anche altre città: Calci, Cascina, Fauglia, Lorenzana-Crespina, Orciano Pisano, San Giuliano Terme. Vecchiano e Vicopisano».
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