Il Tirreno

Pisa

Carabinieri costretti a restituire l’auto confiscata per droga

di Pietro Barghigiani
Carabinieri costretti a restituire l’auto confiscata per droga

Due amici condannati per spaccio ma assolti sul riciclaggio Il giudice dispone la riconsegna dell’Opel Mokka agli imputati

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PISA. Li avevano arrestati per spaccio e anche con l’accusa di riciclare i soldi guadagnati con la droga. E per effetto di quelle contestazioni la Procura aveva assegnato ai carabinieri, disponendo la confisca, l’auto comprata dai due amici: una Opel Mokka aziendale del valore di circa 20mila euro. Era il maggio 2015. Ieri la sentenza del Gup, Elsa Iadaresta ha alleggerito la posizione dei due imputati, David Dolfi e Ismail Lotfi, tunisino, entrambi residenti a Pisa.

Il pm Giancarlo Dominijanni ha chiesto una pena di 7 anni per tutti e due. Il giudice, in rito abbreviato, ha condannato per detenzione ai fini di spaccio Dolfi a 2 anni e 4 mesi e Lotfi a 3 anni imponendo per il nordafricano la revoca della custodia in cella e la concessione degli arresti domiciliari. Ma soprattutto il Gup ha assolto i due amici - difesi dagli avvocati Gabriele Dell’Unto e Antonella Antonelli solo per Lotfi - dall’accusa di riciclaggio disponendo nei confronti dei carabinieri la restituzione della Mokka al tunisino a cui era stata intestata al momento dell’acquisto. Lotfi aveva già iniziato le procedure per portarsi la compata di casa Opel nel suo Paese, ma arrirò il blitz dei carabinieri a bloccare il trasferimento.

Il fronte dello spaccio è rimasto intatto nella sentenza del giudice. Dolfi e Lotfi, stando all’accusa della Procura, avevano avviato in centro un giro che tra cocaina e hashish contribuiva ad alimentare un consumo di rilievo sulla piazza pisana. Una presenza intercettata dai militari del nucleo operativo che, una volta sicuri di aver messo insieme prove utili per intervenire, avevano informato la Procura dell’attività dei due amici. Un anno fa il flusso di droga in centro, proveniente dal canale Dolfi-Lotfi, fu interrotto dai militari. Con un’aggiunta rispetto alle misure cautelari in carcere: la Procura aveva disposto la confisca dell’Opel Mokka perché l’acquisto, secondo la magistratura, era stato finanziato con i proventi dello spaccio. Di qui l’accusa di riciclaggio. Il passaggio successivo fu l’assegnazione dell’auto, colore bianco e in perfette condizioni di carrozzeria, al nucleo operativo dei carabinieri. Lo prevede la legge per i corpi di reato di provenienza illecita. Solo che in giudizio l’accusa di riciclaggio è caduta e la Mokka ora tornerà a chi l’aveva comprata. Che fossero soldi frutto di spaccio non è stato dimostrato e dopo un anno i carabinieri devono riconsegnare l’auto a chi avevano arrestato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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