Attenzione
Tumore al seno, ecco il maxi centro che sfida Veronesi
Nasce dalla fusione fra équipe di Pisa e Pontedera «Così cure al top per le donne su tutto il territorio»
PISA. Gli interventi chirurgici più complessi confluiranno tutti su Cisanello. Ma se servirà a sfoltire le liste d’attesa, le pazienti che abbiano iniziato il percorso clinico a Pisa potranno anche essere operate a Pontedera. In ogni caso sarà un pool di chirurghi coordinato da un medico del policlinico a guidare le sale operatorie e le visite per le pazienti ricoverate al Lotti.
È su questi presupposti che nasce il Centro senologico della provincia di Pisa. Asl della Toscana nord ovest e Azienda ospedaliera e universitaria hanno appena varato l’accordo che dota la Toscana di un polo in grado di entrare nella rosa dei primi cinque istituti specializzati nella cura del tumore al seno in Italia. «Realizziamo così un primo pezzetto della riforma del sistema sanitario e dei suoi obiettivi - dice Maria Teresa De Lauretis, direttrice generale dell’Asl della Toscana nord ovest - e cioè valorizzare le eccellenze e migliorare la qualità delle cure su tutto il territorio riuscendo a organizzare meglio il motore della sanità integrando le équipe di medici di realtà diverse».
Oggi infatti il reparto guidato e il centro da Manuela Roncella a Cisanello è al decimo posto nelle classifiche dell’Agenas, l’agenzia nazionale che valuta gli ospedali italiani sulla base degli esiti sanitari. L’unità operativa, grazie a un’équipe di altissimo livello, macina 638 interventi chirurgici alla mammella ogni anno, attraendo donne anche dalle altre regioni. Grazie alla fusione con Pontedera, il nuovo centro per il tumore al seno si attesterà su circa 720 casi, riuscendo così ad agganciare il Gemelli di Roma e Careggi, oggi rispettivamente al quinto e al quarto posto con 738 e 761 operazioni all’anno.
Ma la scalata è soprattutto a Firenze. I due policlinici toscani viaggiano su binari paralleli in quanto a standard di qualità: entrambi hanno la stessa percentuale (bassissima) di secondi interventi a 90 giorni dal primo. Anzi, va leggermente meglio Pisa, dove si torna in sala operatoria dopo un’operazione conservativa solo nel 3,5% dei casi, mentre a Firenze nel 3,6%. Fanno meglio solo l’Istituto Europeo di Oncologia di Umberto Veronesi a Milano e il Gemelli, con il 2,5% l’1,27% di secondi interventi.
L’integrazione potrebbe proiettare il nuovo centro pisano nei primissimi posti. Lo sa Carlo Tomassini, direttore dell’Aoup, che con la creazione dei centri specializzati su singole patologie importanti vorrebbe dare un nuovo assetto a tutto il policlinico. Non è un caso che a dirigere il nuovo polo provinciale sarà proprio la dottoressa Roncella, uno dei migliori chirurghi italiani nel suo campo; e neppure che a un suo allievo, Matteo Ghilli, sia affidato il percorso chirurgico al Lotti. «È grazie anche a lei se siamo riusciti a mettere a punto un modello che consentirà alle donne di tutta la Valdera di accedere a cure di altissimo livello rimanendo sul territorio», dice De Lauretis. Una volta a settimana, infatti, due chirurghi di Cisanello andranno ad operare al Lotti dalle 8 alle 16 e sempre lì, una volta a settimana, si svolgeranno visite e riunioni per programmare le attività in sala.
Ma l’accordo prevede la costituzione di un pool chirurgico «dinamico», con i medici che potranno spostarsi e lavorare in team su due fronti, anche attraverso la valutazione multidisciplinare dei pazienti in teleconferenza con gli oncologi. E se Pisa guadagnerà casi complessi (circa 80) con cui accrescere la sua attrattività internazionale, Pontedera potrà potenziarsi, perché un chirurgo del Lotti svolgerà periodi di formazione a Cisanello. Con un «duplice obiettivo», scrivono Asl e Aoup nella delibera siglata due giorni fa: portare la competenza dei medici in provincia a «buoni livelli» e colmare l’assenza dei due medici del reparto pisano nei giorni in cui la squadra si sposta a Pontedera.
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