Sicurezza
Rogo al circolo, chiesto processo per quattro
La Procura: appiccarono le fiamme per vendetta contro il gestore che si opponeva allo spaccio
PISA. Una ritorsione. Pensata e messa in pratica in un modo eclatante e punitivo: il rogo del circolo gestito da chi si opponeva allo spaccio nei locali.
Con l’accusa di incendio doloso (da 3 a 7 anni), la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio di quattro giovani, già denunciati dalla polizia nel maggio 2014 per aver danneggiato con un attacco da piromani il circolo Arci del Cep la notte tra il 17 e il 18 settembre.
I quattro imputati - difesi dagli avvocati Fabrizio Bianchi, Andrea Di Giuliomaria e Chiara Bonaguidi - compariranno nei prossimi giorni davanti al gup, Elsa Iadaresta che deciderà tra supplemento d’indagine, assoluzione e rinvio a giudizio davanti al giudice monocratico.
All’epoca i denunciati furono sei (per due si procede a parte per vicende di droga), dai 22 ai 28 anni, due fratelli e un cugino di origine macedone, ma nati in Italia, e tre italiani. Tra residenti e frequentatori del posto, tutti bazzicavano il circolo Arci. Erano volti conosciuti dal responsabile che aveva più volte chiarito al gruppetto che lui quel giro losco, e sempre più scoperto, non lo tollerava.
Dopo mesi di indagini, gli investigatori della Digos erano arrivati alla conclusione che la vendetta contro il gestore del circolo portava la loro firma.
Nel mettere in fila le azioni degli imputati, la polizia ritiene di aver avuto riscontri su un'attività di spaccio che in media era in grado di far circolare almeno un chilo di hashish alla settimana.
Un grammo veniva venduto a 5 euro e in un mese il giro poteva fruttare sui 20mila euro.
Lo smercio, stando alla Digos avveniva al Cep, nei dintorni del circolo e anche in alcune scuole superiori. Nel gennaio 2013 il circolo subì un atto vandalico, ma nessuno presentò denuncia.
Per la questura l’intimidazione era l’antipasto di quello che poi si verificò a settembre con l’incendio capace di mettere ko l’attività del circolo.
Esclusa la matrice politica, le indagini si indirizzarono senza indugio nell’ambito dello smercio. Il gestore non voleva che quei giovani spacciassero nel circolo e glielo aveva detto in modo netto. Secondo la Procura, la risposta fu l’incendio appiccato di notte.
Con i giovani, ora imputati, che il giorno dopo postarono la loro foto sui profili Facebook in posa con le dita a “V” in segno di vittoria all'ingresso del circolo colpito dal fuoco.(p.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
