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Pisa

Dall’alto a S. Zeno si vedrà ancora la piscina

Dall’alto a S. Zeno si vedrà ancora la piscina

Manca l’atto di dissequestro dell’area, solo dopo la proprietà avrà il permesso di rimuovere la struttura

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PISA. A proposito di camminamento in quota sulle mura, nel Giugno Pisano è prevista almeno un’apertura straordinaria libera, per pisani e turisti. Questo significa, nei piani dell’amministrazione comunale, che potrebbero essere anche di più. Tra chi apprezzerà il panorama della città, sicuramente in tanti curioseranno all’altezza della chiesa di San Zeno per vedere che fine ha fatto la piscina abusiva che tante polemiche e discussioni ha sollevato. E si scoprirà che la piscina è sempre al suo posto, nonostante la volontà di rimuoverla già comunicata dalla proprietà al Comune.

Questo perché ora la vicenda è legata agli aspetti burocratici. A cominciare dall’ordinanza di dissequestro dell’area da parte della Procura. Un atto senza il quale la proprietà non può procedere con l’altro passaggio essenziale della questione, ovvero la presentazione a Comune e Sovrintendenza di un progetto di rimozione e ripristino dell’area dove è stata realizzata la piscina. Essendo in luogo vincolato e in parte privato, le operazioni di rimozione e ripristino devono essere concordate e verificate nel dettaglio.

E’ dello scorso marzo l’annuncio del Comune relativo alla comunicazione dei legali della destinataria dell’ordinanza di rimozione per annunciare la volontà della loro cliente di fare un passo indietro nella battaglia ingaggiata nei mesi scorsi. «La nostra assistita è intenzionata ad ottemperare al provvedimento relativamente alla piscina ed è a disposizione del Comune per stabilire tempi e modalità dell'esecuzione dei lavori», scrivono gli avvocati all’ente. Inoltre, la proprietaria «è intenzionata a rimuovere anche le opere a questa connesse (i riporti di terra, il casotto in legno, la tubazione parzialmente interrata)».

La storia è andata avanti per mesi tra ordinanze firmate e ritirate, per una questione di proprietà incerta accertata dal catasto leopoldino (il terreno è dei privati e non del Comune), denunce alla Procura e indignazione pubblica da parte del sindaco Marco Filippeschi che aveva parlato di «abusivismo conclamato e di egoismo che offende la città». Mancano ancora due provvedimenti perchè le ruspe possano togliere quel rettangolo d’acqua accanto alla chiesa di San Zeno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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