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Rettorato, corsa per catturare gli indecisi

di Mario Neri
Rettorato, corsa per catturare gli indecisi

Palacongressi pieno al via ufficiale della campagna elettorale per il dopo-Augello: ecco le ricette dei quattro candidati

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PISA. Incontri, dibattiti, faccia a faccia ne avevano già sostenuti, ma ufficialmente è partita ieri, lunedì 9 maggio, la campagna elettorale per la corsa alla carica di prossimo rettore dell’Università di Pisa. I quattro candidati si sono presentati di fronte al «corpo elettorale» convocato dal decano Giuseppe Volpe al Palacongressi. Venticinque minuti a testa per esporre i propri programmi a un pubblico di oltre trecento persone fra docenti, amministrativi e studenti dell’ateneo. Un test per convincere gli indecisi. Ecco alcune delle proposte.

Ricerca e didattica. Sono i fronti che forse distanziano di più i candidati. Paolo Mancarella, ex prorettore alla didattica, ne è convinto: «Non possiamo abbandonare la vocazione di un ateneo generalista. Dobbiamo puntare sulle eccellenze di entrambe». Per questo manterrà il fondo per la ricerca di ateneo e ne creerà uno ad hoc per la didattica, che premi chi ne fa tanta e buona sulla base di un «ranking» dell’insegnamento. Una risposta all’ingegnere elettronico Giuseppe Iannaccone, che ha fatto della ricerca un must del suo programma. I suoi modelli sono Oxford, Cambridge, ma anche Heidelberg in Germania o Leuven in Belgio. «Pisa può diventare così», dice. Una piccola realtà «capace di valorizzare i talenti e affermarsi come grande centro di ricerca nel Paese» e non farsi superare da Milano, Pavia o Bologna. Ma bisogna «raddoppiare la capacità di rastrellare risorse dall’Ue e dai privati - dice - facendole passare rispettivamente dal’1,5% del budget al 3%, e dal 3,5% al 7%», e poi risalire le classifiche internazionali.

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Poteri e risorse. Il «rilancio della ricerca è fondamentale» anche per il grecista Mauro Tulli. Per il direttore di Filologia con la gestione di Massimo Augello «abbiamo assistito a una distribuzione delle risorse senza un riconoscimento del merito» e oggi l’ateneo è «in declino». Per «invertire la rotta» il rettore «dovrà uscire dal palazzo e costruire ponti con la ricerca nel mondo». Ma anche, sottolinea l'ingegnere nucleare Donato Aquaro, «restituire più autonomia e potere di reclutamento dei docenti ai dipartimenti, facendo seguire il processo da una valutazione ex post dei risultati per premiare chi ha fatto bene».

Le ricette. Iannaccone propone di costruire 6 nuovi laboratori condivisi fra settori affini, poi 3 laboratori destinati alle aree delle scienze e delle tecnologie e 3 osservatori per gli umanisti e i ricercatori delle scienze sociali ma gestiti sia dal pubblico che dal privato. Mancarella rilancia l’idea di istituire la figura dello studente parziale, per dare riconoscimento ai giovani che studiano e lavorano, facendo pagare loro meno tasse a fronte di meno esami. «Dobbiamo ridurre drasticamente i fuoricorso, altrimenti il Miur ci ridurrà i finanziamenti», dice Tulli.

La visione politica. «No ai proclami della politica», dice Mancarella. Ma il suo è il discorso forse più politico. Dice infatti che non sarà «un uomo solo al comando», di «non voler azzerare tutto» e di essere un «candidato in continuità, ma con me stesso e la tradizione dell’ateneo» per rispondere a chi lo definisce l’erede di Augello. «Discontinuità», «rottura», «rinnovamento» sono le parole d’ordine invece di Iannaccone, giovane prof ordinario a Ingegneria, e di Tulli e Aquaro, due docenti con esperienze di gestione alle spalle ma decisi a «cambiare rotta» all’Università.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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