Il Tirreno

Pisa

Cadavere portato dal mare al Gombo

di Pietro Barghigiani
Cadavere portato dal mare al Gombo

Il corpo nudo di un uomo trovato da un pescatore. Esame del Dna per l’identità: le ipotesi del “Cicciaio” e di Damiano Ricci

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PISA. L’unica certezza è che si tratta di un uomo. Tutte le altre domande potranno avere una risposta con l’esame del Dna.

Solo un riscontro scientifico può raccontare la storia del cadavere rinvenuto nel primo pomeriggio di ieri sulla spiaggia del Gombo, nella tenuta di San Rossore a circa 500-600 metri a nord di Boccadarno, la foce del fiume abituato ad accompagnare nel suo flusso corpi senza vita in mare aperto.

In acqua da settimane. Quello trovato ieri, all’altezza della quarta diga, era completamente nudo, in acqua da diverse settimane e con una gamba parzialmente mutilata, forse diventata bersaglio dei pesci.

Impossibile stabilire con un esame esterno elementi utili per risalire all’identità. Dopo la rimozione, il corpo è stato trasferito all’istituto di medicina legale dove, stamani, il medico incaricato dal sostituto procuratore, Aldo Mantovani, inizierà a lavorare sulla salma scarnificata.

La segnalazione. È stato un pescatore dalla barca, intorno alle 13, a chiamare la polizia dopo aver intravisto quello che, a distanza, sembrava un tronco solo un po’ più grosso confuso tra i legni sparsi sulla spiaggia.

Si è avvicinato e ha capito che di sicuro era una persona.

Un cadavere posizionato a una decina di metri dalla battigia nell’ammasso di stecchi che coprono la sabbia.

Potrebbe essersi spiaggiato con l’ultima mareggiata una decina di giorni fa. Nel frattempo il luogo di difficile accesso ha conservato nel silenzio una presenza che ieri è diventata pubblica.

Una scoperta che alimenta un mistero naturale nei suoi meccanismi quando si ha a che fare con un morto di cui non si sa niente.

Dalla questura è stato chiesto aiuto alla Capitaneria di Porto di Livorno e ai vigili del fuoco della caserma di Pisa che con la squadra nautica, via mare, hanno raggiunto la spiaggia.

Sul posto anche la forestale e personale dell’Ente Parco con il suo direttore, Andrea Gennai.

La descrizione fisica. La prima preoccupazione è stata quella di rimuovere il corpo.

A occhio e croce l’uomo non dovrebbe essere alto più di un metro e ottanta, non giovane.

Lo sguardo esterno non ha offerto altre informazioni utili. Nella sua condizione di irriconoscibile a cui dover dare un nome, il cadavere è stato portato via dai vigili del fuoco e dagli agenti delle volanti. Tappa a medicina legale.

A prima vista gli investigatori stimano che sia rimasto in acqua per diverse settimane, forse un mese e più. È una base di partenza per circoscrivere i riscontri sugli scomparsi lungo il percorso dell’Arno che dalla provincia di Arezzo trova il suo sbocco a Marina di Pisa.

Le ipotesi. Il primo pensiero di chi indaga va a due sparizioni recenti: Pierluigi Bellucci, il “Cicciaio” di Limite sull’Arno, 62 anni, scomparso la sera del 18 marzo e Damiano Ricci, 43 anni, di Pontedera, di cui non si hanno più notizie da metà febbraio. Ricci è un tipo robusto, alto circa 1,90 mt.

Bellucci è alto 1,75 mt, corporatura normale e come segno particolare a una cicatrice sul ginocchio sinistro.

Per entrambi una fase delle ricerche è passata attraverso i controlli in Arno e nell’Era. Per Damiano i cani molecolari hanno fiutato le sue tracce in una piccola area sterrata lungo l'Era all'altezza dell'immobile dell'ex Superal. Poi il silenzio. Questo è l'ultimo indizio.

I riscontri. Ci si affida all’esame del Dna per avviare una verifica mirata sui casi più recenti. La comparazione potrà essere fatta con oggetti personali degli scomparsi - ad esempio spazzolini da denti - e i prelievi biologici estratti dal cadavere.

Le risposte non saranno rapide. Ma potranno arrivare solo dal Dna, ammesso che si tratti di uno due scomparsi. L’alternativa è un altro invisibile destinato a occupare una cella frigorifera a medicina legale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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