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Pisa

Bulgarella tornerà davanti ai giudici

Bulgarella tornerà davanti ai giudici

La Cassazione annulla il dissequestro dei documenti tra il costruttore e Unicredit. Disposto un nuovo esame sul suo ricorso

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PISA. Un passo indietro nell’inchiesta che lo aveva visto smarcarsi dalle accuse di essere un riciclatore per conto del superboss Matteo Messina Denaro. L’imprenditore Andrea Bulgarella trova nella Cassazione l’ostacolo oltre il quale avrebbe incassato credito processuale nell’indagine della Direzione distrettuale antimafia che nell’ottobre scorso portò a una serie di perquisizioni a carico di dieci indagati, tra i quali, oltre al costruttore siciliano, anche il vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona.

Annullamento con rinvio. La Suprema Corte, invece, frena le aspettative con una sentenza di annullamento, con rinvio a un nuovo collegio, dell’ordinanza del Tribunale di Riesame di Firenze con la quale era stato disposto il dissequestro degli atti riferiti ai rapporti tra Bulgarella e Unicredit. E lo fa accogliendo il ricorso della Dda di Firenze che sostiene la tesi secondo la quale il costruttore avrebbe goduto di vantaggi nella ristrutturazione del debito (60 milioni di euro) grazie ai buoni uffici di Palenzona. I cui avvocati hanno, però, dimostrato che quel piano non fu mai approvato.

Il Tribunale il 18 ottobre scorso aveva confermato la legittimità del sequestro dei documenti sulle relazioni tra l’imprenditore e la Banca di Cascina, il cui allora direttore generale, Vincenzo Littara figura tra i dieci indagati, ma non nel filone che porta a Unicredit e alle ipotesi di riciclaggio per Messina Denaro.

Nuovo esame sul sequestro. La traduzione pratica della decisione della Suprema Corte è che il Tribunale del Riesame dovrà riunirsi di nuovo, con una composizione diversa da quella di ottobre, per esaminare il ricorso dei difensori di Bulgarella contro il sequestro eseguito il 9 ottobre dai carabinieri del Ros di Firenze.

Passaggi formali che non entrano nel merito delle accuse. Si discute in questa fase della legittimità del pubblico ministero di eseguire i sequestri oppure no.

Per la Dda fiorentina, costola della Procura specializzata nell’antimafia, gli elementi raccolti a partire dal 2013 dal Ros sono più sufficienti. Di contro il Tribunale del Riesame era stato netto nel sottolineare che neanche in astratto c’erano indizi per accostare il nome di Bulgarella alla mafia o ai reati che gli vengono contestati e, quindi, giustificare i sequestri. Stessa linea percorsa dalla Procura Generale della Cassazione. Ma, al momento di decidere, la seconda sezione penale ha cancellato l’ordinanza del Riesame fiorentino disponendo una nuova valutazione del ricorso da parte di altri giudici.

Il ricorso accolto. La Dda aveva fatto ricorso contro il dissequestro di atti nei confronti di Andrea Bulgarella, 70 anni, residente a Pisa; Federico Tumbiolo 45 anni, residente a Pisa, collaboratore di Bulgarella; Salvatore Bosco 54 anni, residente a Pisa, manager del gruppo Bulgarella; Fabrizio Palenzona 63 anni, vicepresidente Unicredit, di Alessandria; Giuseppe Poma 67 anni, di Trapani, collaboratore di Bulgarella; Roberto Mercuri 45 anni, residente a Milano, manager di fiducia di Palenzona; Massimiliano Fossati, 48 anni, dirigente Unicredit, Alessandro Cataldo 61 anni, di Casoria, dirigente Unicredit.

Le accuse. L’epicento dell’inchiesta è Bulgarella, ultimo erede di una famiglia di costruttori trapanesi, dagli anni Novanta pisano di adozione. È indagato per impiego di denaro di provenienza illecita in concorso, associazione a delinquere finalizzata alla truffa e all'appropriazione indebita con l'aggravante mafiosa per tutti i reati. Un’accusa che non solo l’imprenditore ha sempre respinto, ma «che dà di me un’immagine opposta a quella che rappresenta tutta la mia vita professionale».

La difesa. Gli avvocati difensori, il professor Tullio Padovani e gli avvocati Andrea Bottone, Francesco Marenghi e Giulia Padovani in una nota scrivono a proposito della sentenza «di essere certi che le motivazioni non riguardano in alcun modo la posizione di Andrea Bulgarella e delle sue società rispetto ai fatti contestati, che erano e rimangono di nessun fondamento. La decisione della Corte investe piuttosto il ruolo e il grado di controllo del giudice del riesame sulle iniziative di acquisizione documentale del pubblico ministero. E proprio il caso di specie dimostra che si tratta di un tema che è aperto a diverse conclusioni, visto che la Procura Generale presso la Corte di Cassazione aveva chiesto il rigetto del ricorso».

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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