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Pisa

Morte di Scieri, il ministro: "Ferita ancora aperta per le Forze armate"

Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti
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Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti

Roberta Pinotti alla Commissione d'inchiesta sul parà della Folgore trovato morto nel 1999 nella caserma di Pisa: "Non fu solo nonnismo, responsabilità di chi aveva il comando"

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ROMA. "La morte di Lele è una ferita ancora aperta per la mamma, per i familiari, gli amici, le città di Siracusa e Noto ed anche per le forze armate:  è un vulnus inaccettabile da noi e da tutte le istituzioni dello Stato. Occorre ricercare tenacemente la verità e assicuro la piena disponibilità del ministero rispetto ai lavori della Commissione". Così si è espresso il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ascoltata in audizione dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla morte di Emanuele Scieri, parà della Folgore siracusano di 26 anni, morto il 13 agosto del 1999 in circostanze non chiarite ai piedi di una torretta della caserma Gamerra di Pisa.

"Sentiamo forte il dovere - ha assicurato il ministro - di rifiutare la prospettiva che la scomparsa di un giovane, innamorato della vita, presenti ancora oggi diverse circostanze non chiarite". Già 17 anni fa, ha ricordato Pinotti, "era evidente come quel drammatico fatto non potesse in alcun modo essere derubricato ad un 'tragico evento', e neppure ad un mero fatto di bullismo. Non poteva esserlo, perché l'inaccettabile e colpevole ritardo nel rinvenimento del corpo di Emanuele Scieri chiamava in causa responsabilità diverse da quelle attribuibili a coloro che, presumibilmente, potevano essere stati i diretti responsabili".

E sulla scia di quella vicenda emerse il caso del cosiddetto "Zibaldone", "un insieme inquietante di scritti di circa 120 pagine, in cui si mescolavano citazioni auliche con prescrizioni su una quantomeno opinabile 'disciplina perfetta'; materiale certamente non rispondente,anche all'epoca, all'etica militare, assemblato dal Generale Celentano, allora comandante della Brigata Folgore. Un compendio che letto con gli occhi di oggi suscita perplessità e sconcerto".

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La DIfesa, ha ricostruito il ministro, dispose un'indagine interna che accertò che "il giovane militare era caduto da quella scala ed era restato per un tempo incredibilmente lungo in un angolo della caserma, senza che nessuno sentisse l'obbligo di avviare delle ricerche anche all'interno della struttura. Si trattava di un fatto grave che, a prescindere dalle cause della caduta, richiamava precisi addebiti per chi aveva la responsabilità di comando della caserma".

In quel delicato passaggio storico, ha proseguito Pinotti, "quando si introducevano importantissime riforme in un settore rimasto per decenni uguale a se stesso, ogni sforzo doveva essere fatto per estirpare definitivamente il fenomeno nonnismo, quale forma di gerarchia parallela e di riproposizione di 'riti di iniziazione' che, dalla goliardia, potevano scivolare facilmente nella violenza".

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Ora, ha sottolineato, "abbiamo voltato pagina, sotto molti aspetti. Rifiuto però di considerare fisiologiche quelle storture, quella cultura e quella carenza di professionalità che, in passato, non impedirono al bullismo di prendere forza nelle caserme e tramutarsi talvolta in crimine. Anche per questo, pure a distanza di tanti anni, io non mi rassegno - e con me la Difesa non si rassegna - a lasciare indefinite le responsabilità per la morte di Emanuele Scieri".

Qui, ha concluso, rivolta ai componenti della Commissione, "non troverete porte chiuse, e neppure 'socchiuse'. Sono a vostra disposizione tutti gli atti in possesso dell'Amministrazione necessari ai vostri lavori, anche quelli più sensibili; anche quelli dell'inchiesta sommaria che sono già stati portati a conoscenza della madre di Emanuele. Troverete dunque nella Difesa piena collaborazione per le vostre attività, nella consapevolezza che solo il raggiungimento della verità potrà soddisfarci pienamente".

"C'è stato un tempo, forse, in alcuni corpi come la Folgore, in cui sembrava che il tema del coraggio, di affrontare il pericolo e rischiare la vita, potesse venir declinato nell'idea di una esibizione muscolare di prepotenza che nulla ha invece a che vedere con il coraggio - ha detto ancora il ministro Pinotti - Coraggio è difendere i più deboli, non fare il prepotente su qualcuno che non si può difendere. Questa è una distorsione da combattere, non è un valore militare".

"Credo che l'inserimento delle donne nelle forze armate - ha concluso Pinotti - abbia aiutato molto anche l'evoluzione interna. Ancora sono un numero limitato, il 5%, molti anni passeranno prima che una donna raggiunga il vertice, ma è mia cura che l'ambiente militare sia accogliente nei confronti della componente femminile".

"Occorre agevolare in tempi brevi l'accesso agli archivi della caserma Gamerra di Pisa. Abbiamo bisogno urgente di una serie di atti". Lo ha chiesto Sofia Amoddio (Pd), presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla morte del par Emanuele Scieri, al ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ascoltata in audizione su caso. In particolare, ha spiegato Amoddio, "vorremmo avere i documenti di due ispezioni disposte nella caserma il 15 agosto 1999 alle 5.30 del mattino e la sera alle 21.30. Servir inoltre capire chi era in servizio di casermaggio il 13 agosto. Il corpo stato scoperto da quattro par il 16 agosto ed il casermaggio vicino alla torretta ai cui piedi stato trovato il corpo di Emanuele". Altro "buco nero" segnalato dalla presidente riguarda una telefonata. "Mentre si faceva il contrappello la sera del 13 agosto - ha spiegato - e Scieri non era presente, qualcuno all'interno della caserma con il cellulare in uso al comandante della Folgore, generale Celentano, chiamava la casa dello stesso generale a Livorno. Vorremmo sapere chi aveva in uso dentro la caserma quel cellulare mentre Celentano era in casa propria a Livorno". E ancora, ha proseguito Amoddio, "sembra che da gennaio ad agosto del 1999 c'erano stati 344 mancati rientri in quella caserma. Come sono stati trattati? I militari sono stati cercati? E' stata iniziata la procedura di diserzione?". Quel giorno, ha aggiunto, "oltre a Scieri, non sono rientrati altri due militari. Chi sono? E chi pattugliava la sera del 13 agosto 1999 la zona della caserma vicino alla torretta?".

 

 

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