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Lavoro, quasi 2,5 milioni di ore di “cassa” in soli tre mesi
Record negativo per le aziende della provincia di Pisa. La Cisl: «Dati preoccupanti, mai registrati finora»
PISA. Il 2016 annus horribilis del lavoro. O, almeno, queste sono le premesse secondo i dati sviscerati dall'Inps per i primi tre mesi dell'anno in corso. Nel periodo gennaio-marzo, l'Istituto di previdenza sociale ha accordato alle aziende di Pisa e provincia il pagamento di 2.316.440 di ore di cassa integrazione, oltre un milione in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (1.312.846). Un vero e proprio record (negativo) che ha fatto balzare la provincia di Pisa tra quelle più in sofferenza del territorio regionale: mai si era registrato un inizio d'anno così difficile per le aziende del territorio (un dato peggiore non è contemplato nelle serie storiche dell'Inps). Se nel 2013, quando gli ammortizzatori sociali intervennero a copertura di 1.738.503 ore non lavorate, le aziende e i sindacati pensarono di aver toccato la vetta della crisi occupazionale, oggi dovranno ricredersi. Dei 2.316.440 di ore di ammortizzatori sociali concesse, 2.106.771 sono state accordate per il regime di cassa integrazione straordinaria, 106.689 per la cassa integrazione in deroga e 102.980 per la cassa integrazione ordinaria. E pensare che nel primo triennio del 2007 le ore di cassa integrazione superarono di poco le 241.000 unità. In nove anni la concessione dell'ammortizzatore sociale è aumentata di quasi due milioni di ore (senza contare le migliaia di lavoratori impiegati in regime di solidarietà). I settori più colpiti sono quelli del manifatturiero e dell'edilizia (comparto che ha perso negli ultimi anni oltre il 70% degli addetti).
Dati che dimostrano le difficoltà delle aziende pisane ad uscire dalla crisi e «che - sottolinea Gianluca Federici, segretario generale della Cisl di Pisa - si inseriscono in un clima di poche certezze, dove anche gli spazi a disposizione dei lavoratori e dei loro rappresentanti per far sentire la loro voce all'interno delle fabbriche, degli esercizi commerciali o dei capannoni artigianali, si sta riducendo. Le difficoltà incontrate dai sindacati nel rinnovo dei contratti aziendali è una delle prove di questo clima, che all'interno dei posti di lavoro si fa sempre più problematico».
A fine 2015, in provincia di Pisa risultano 179.000 occupati, di cui 134.000 dipendenti e 45.000 indipendenti. Di questi 5.000 lavoravano nell'agricoltura, 42.000 nell'industria e 132.000 nei servizi. Il tasso di disoccupazione ha invece superato l'8,5%. Oltre 17.000 persone, lo scorso anno hanno provato - invano - a cercare un lavoro. Un esercito di 74.000 unità (il 27,8% della popolazione tra i 15 e i 64 anni) rappresenta invece il popolo degli “inattivi”, persone che si sono ritirate dal mercato del lavoro o che, sfiduciate, neppure provano a cercarlo. «Dati molto preoccupanti e mai registrati in precedenza, che smentiscono gli annunci del presidente del Consiglio che continua a parlare di una ripresa e di una lenta uscita dalla crisi - prosegue il leader provinciale della Cisl -. Questi numeri parlano di un peggioramento e dovrebbero far riflettere le istituzioni e soprattutto il governo. Non è più possibile andare avanti in queste condizioni, anche perché si rischierebbero problemi di natura sociale. Occorre un intervento governativo forte: con l'appoggio e la solidarietà delle istituzioni locali, seppur necessarie, non si possono risolvere tutti i problemi. Da troppo tempo - conclude Federici - assistiamo ad annunci e promesse: è arrivato il momento che il governo faccia qualcosa di concreto perché non siamo più disposti a subire».
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