Il Tirreno

Pisa

Bambina morta, ora rischia anche la madre

di Pietro Barghigiani
Un parente bacia la bara della bambina (foto Massimo Sestini)
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Un parente bacia la bara della bambina (foto Massimo Sestini)

Pisa: verifiche in corso su come la donna ha seguito la piccina nei giorni in cui stava male

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PISA. Nell’inchiesta per la morte della piccola Samantha gli inquirenti cercano un colpevole, ma non escludono di chiamare in causa anche eventuali responsabili. Dall’alba di giovedì 28 aprile Tonino Krstic, 31 anni, serbo, è in carcere con l’accusa di maltrattamenti nei confronti della piccina e della mamma. Se quelle percosse, prolungate nel tempo, sono state la causa del decesso lo stabilirà l’autopsia. È lui il grande accusato per indizi e gravità dei fatti contestati dai carabinieri.

Ma ricostruendo i tasselli di una storia che mescola miseria, violenza e omertà, le mancanze degli adulti emergono tra omissioni e condotte non sempre immuni da silenzi, almeno colposi. Il ruolo avuto dalla mamma della bimba è sempre più circoscritto in un perimetro di comportamenti sotto la lente degli investigatori guidati dal sostituto procuratore, Giancarlo Dominijanni.

Se dovesse essere escluso il nesso causale tra maltrattamenti e morte e l’autopsia indicasse in un malanno trascurato il decesso della piccina, allora Juana Francisca rischierebbe una denuncia. La fattispecie da ipotizzare potrebbe configurare anche l’omicidio colposo. Ignorare da madre un malore di una figlia minorenne fa scattare il codice penale. Che la donna vivesse nel terrore del compagno serbo è ormai un dato acquisito a ogni livello.

Dal rifiuto di denunciarlo dopo le botte prese la scorsa estate ai segni sul volto che lei e la bambina portavano come stigma di un inferno domestico.

Nelle ultime due settimane di vita, Samantha non stava bene. Febbre, vomito, malesseri che nessun medico ha valutato, né diagnosticato. La richiesta di aiuto che Juana ha dichiarato ai militari di aver fatto non ha trovato riscontro. E allora il quesito che gli investigatori dell’Arma si pongono - al netto delle percosse accertate dal medico legale sulla piccola - è se quel malanno trascurato possa aver contribuito a spegnere ogni speranza di vita per la piccina. Le botte del patrigno sono certificate dal medico legale. Potrebbero essere state la dose quotidiana di un calvario aberrante, ma non l’origine della morte. E la mamma, nella duplice condizione di testimone e vittima delle angherie di Tonino, rischia di finire nei guai per aver abdicato al ruolo che, prima della legge, la natura affida a chi mette al mondo dei figli.

Perché non si è curata dello stato di salute della bimba? Perché non ha chiamato un medico? Perché non ha chiesto aiuto, se non per lei almeno per la sua bambina, al marito e padre di Samantha? In un intreccio di comunicazioni tra ospedale di Livorno, Comune, carabinieri e Procura, (ma nessuna denuncia è arrivata alla Procura del Tribunale per i minorenni, ndr) di fatto per circa un anno una bimba di 3 anni è rimasta in balìa di un uomo violento e di una mamma che non ha potuto o saputo proteggerla. Juana era succube del compagno. Quel tragico pomeriggio di mercoledì , si legge nel verbale di arresto, «a seguito del malore occorso alla minore, Krstic dopo aver picchiato sia la piccola che la compagna, minacciava quest'ultima di ammazzare entrambe e di seppellirle qualora non fosse riuscita a rianimarla, intimando alla donna di riferire alle forze dell’ordine che sarebbero intervenute che egli le aveva dato solo alcuni schiaffi al fine di rianimarla. Ordine che la vittima raccoglieva tanto da rimanere in silenzio dinanzi alla polizia giudiziaria intervenuta sulla scena del crimine». La mamma di quello scricciolo ormai senza vita è rimasta in silenzio davanti ai carabinieri. Lo stesso silenzio che durava da un anno.

Intanto, mercoledì 4 è stato dato l’addio a Samantha nella chiesa dei Ss Gervasio e Protasio di Rapallo. La madre è rimasta abbracciata all’altro figlio dodicenne, per tutta la durata della funzione. In chiesa parenti, amici, e anche i compagni di classe del fratello: sono loro che hanno voluto regalare fiori e pupazzi di peluches come ultimo gesto d'amore per la bimba. Sulla bara bianca sono stati adagiati un disegno con un cuore rosso e, per volere del papà, la sciarpa del Genoa. Nella sua omelia il parroco si è rivolto ai familiari dicendo: «So che adesso vi sentite svuotati, ma da Dio è venuta la vita di Samantha e a lui è tornata per vivere nella gioia». All’esterno della chiesa un bimbo ha liberato in cielo cinque palloncini, quattro bianchi e uno rosa, a fare compagnia all’angelo vissuto in un mondo dove gli adulti non l’hanno mai rispettato.

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