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Pisa

Bimba morta a tre anni: si aggrava la posizione del patrigno

di Mario Neri
Bimba morta a tre anni: si aggrava la posizione del patrigno

La mamma sentita per ore da carabinieri e medico legale: "I vigili urbani ci videro nella baracca a dicembre".  Nuove conferme sul nesso tra le percosse e il decesso di Samantha

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PISA. «Sì, è vero, da due settimane Samantha stava male e Tonino mi ha impedito di aiutarla. Non ha voluto che portassi la mia bambina in ospedale». Non è stato facile per Juana Francisca, ha pianto, di fronte alle immagini è quasi crollata dal dolore, ma lo doveva a sua figlia. Ieri ha ripercorso gli ultimi giorni della bimba ritrovata senza vita una settimana fa sul pavimento di una baracca a Calambrone. Lo ha fatto rispondendo alle domande dei carabinieri del nucleo investigativo guidati da Michele Cataneo e del medico legale Alessandro Bassi Luciani, confermando le rivelazioni fatte al Tirreno venerdì.

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Per cinque ore, dalle 13 alle 18, la donna è stata ascoltata dagli investigatori all’obitorio del Santa Chiara e ha ricostruito cosa è avvenuto nella vecchia pizzeria abbandonata a un passo dal confine con Livorno sul viale del Tirreno. La domenicana, 30 anni, ha tentato di spiegare come sia stato possibile che per molti giorni nessuno abbia visitato la bambina e soprattutto che ruolo abbiano giocato le botte e le violenze di Tonino Kristic e la paura nei confronti di un uomo che negli ultimi mesi era diventato ormai un patrigno-carceriere, il 31enne nato a Roma ma di origini serbe finito in cella di isolamento al Don Bosco con l’accusa di maltrattamenti, sospettato come principale responsabile della morte di una bambina di appena tre anni.

I carabinieri e il medico legale si sono concentrati proprio su questo. Con Francisca c'era Stefano Castagnino. Il marito che la donna aveva lasciato dopo aver conosciuto il serbo in chat l’ha attesa fuori e sorretta nei momenti più difficili. Lei ha dovuto rivedere i segni delle botte sul corpo della figlia da sola. Sabato, con gli inquirenti, era tornata nella baracca di Calambrone per ripercorrere le ultime ore. Ieri un compito più duro. L'autopsia finora non ha stabilito un nesso di causa-effetto fra le percosse inflitte e la morte di Samantha. Ma i segni sono evidenti. Mercoledì notte impressionarono anche gli investigatori.

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Samantha giaceva nuda, appena coperta da una maglietta, sul pavimento di una casupola sporca, in mezzo a coperte luride e rifiuti, la testa rasata e sul corpo ecchimosi e ferite, perfino due impronte di una scarpa sull'addome. Tonino - ha raccontato Francisca - era diventato ormai una furia. Da giorni la bimba aveva febbre e tosse, stava male, ma non voleva che la donna la portasse in ospedale, perché altrimenti sul corpo i medici avrebbero riscontrato i segni delle violenze: cinghiate, schiaffi, calci, bastonate. «Le avevo rasato i capelli per evitare che continuasse a strapparglieli», ha raccontato Francisca. E proprio i segni della brutalità di Krstic sono stati valutati meglio da Bassi Luciani alla luce del racconto della madre. Ormai sembra chiaro: c’è una correlazione fra la morte di Samantha e l’escalation di botte, che potrebbero aver aggravato le sue condizioni già molto fragili.

Stamattina, mercoledì 4 maggio, i familiari potranno portare via la salma e organizzare i funerali di Samantha a Rapallo. Mancano ancora i risultati degli esami istologici sui tessuti, ci vorranno due settimane, ma gli inquirenti sono convinti che l’esame di ieri abbia irrobustito molto il quadro accusatorio. La strategia è spostare l'accusa nel fascicolo aperto dal sostituto Giancarlo Dominijanni dai maltrattamenti ai maltrattamenti aggravati dal decesso della bimba. Il reato prevede una pena fra i 12 e i 24 anni di carcere, più severa rispetto a quella stabilita dalla legge per l’omicidio preterintenzionale, dove si oscilla fra i 10 e i 18 anni. Provata, la donna ha dovuto interrompere più volte l’interrogatorio, ma ha chiarito meglio la natura delle sevizie a cui la figlia e lei stessa erano soggette.

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Non solo. Francisca ha riferito ai carabinieri che nel dicembre scorso i vigili urbani di Pisa erano andati nella baracca a cercare il fratello minorenne del serbo per chiedere conto delle sue numerose assenze a scuola. Non lo trovarono, non abitava più lì da tempo. Gli agenti però si resero conto che nella baracca vivevano lei e la bambina. Eppure da giorni il Comune si schermisce: «i servizi sociali cittadini non erano informati, per noi quella baracca era vuota dal 2011».

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