Sicurezza
Mazzette per gli interventi l’inchiesta trasferita a Pisa
Da Salerno incompetenza territoriale per il dottor Liberti ancora ai domiciliari «Le donazioni a una fondazione erano i pagamenti per saltare le liste d’attesa»
PISA. Passa a Pisa per competenza territoriale l’inchiesta su un presunto giro di mazzette pagate dai pazienti per saltare le liste d’attesa all’ospedale di Salerno.
La decisione del Tribunale del Riesame stralcia e scinde l’inchiesta che un mese fa aveva portato a quattro arresti per concussione, una caposala e tre medici, tra i quali il neurochirurgo, Gaetano Liberti, 62 anni, di Cascina, in servizio a Cisanello e da libero professionista attivo a Lucca e San Rossore.
Il medico, difeso dall’avvocato Giulia Padovani, resta ai domiciliari dove si trova dagli inizi del mese di aprile. Sul filone pisano l’ufficio gip del Tribunale ha ora venti giorni di tempo per decidere se rinnovare la misura cautelare, lasciarla decadere o pronunciarsi nel merito valutando che non sussistono i presupposti per una custodia cautelare. Per la posizione di Liberti è Pisa la città in cui, stando alla Procura salernitana, sarebbero avvenuti i reati con i bonifici-mazzette fatti passare come donazioni a un istituto di ricerca. È qui che per l’accusa diversi pazienti si erano rivolti al neurochirurgo e a Takanori Fukushima (luminare giapponese operativo a San Rossore e Salerno, solo indagato perché residente negli Usa, ndr) per poi essere dirottati a Salerno con la promessa di uno "sconto" sul tariffario previsto dalla clinica di San Rossore, estranea all’inchiesta.
Il dottor Liberti ha sempre respinto la contestazione di aver preso soldi per offrire una corsia preferenziale ai pazienti bisognosi di un’operazione per neoplasie al cervello.
Agli atti ci sono i 5.000 dollari che due famiglie hanno versato sul conto di una fondazione del North Carolina gestita da Fukushima che a San Rossore svolgeva solo consulenza in sala operatoria senza usare il bisturi. Anche quelle somme sarebbero state chieste dal primario salernitano, che forniva le coordinate bancarie e suggeriva di accompagnare i versamenti con la causale "donazione" per non destare sospetti.
Lo stesso primario avrebbe inoltre partecipato alla spartizione degli importi di 15.000 e 20.000 euro pagati da due pazienti che si erano rivolti alla casa di cura di San Rossore ed erano stati poi spostati su Salerno con uno "sconto" sui 60.000 euro necessari nella clinica privata. I soldi in questo caso sono arrivati sul conto del "Fukushima brain institute", esistente, solo come punto di appoggio, a San Rossore. Ufficialmente erano il corrispettivo di una consulenza neurochirurgica. Per la Procura erano il compenso illecito percepito da Liberti e colleghi per interventi eseguiti nelle sale operatorie di un ospedale pubblico.
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