Il Tirreno

Pisa

«Mai avvisati da chi controlla il territorio»

di Mario Neri
«Mai avvisati da chi controlla il territorio»

L’assessore Capuzzi: In questa storia i servizi sociali sono i meno responsabili, per noi dopo il 2011 quella baracca era vuota

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. «In questa storia i servizi sociali del Comune sono i meno responsabili. Stamani abbiamo ricontrollato gli archivi in lungo e in largo: non neppure una segnalazione della presenza della bimba e di sua madre. Da parte di nessuno. E neppure del fatto che qualcuno dei Krstic fosse ancora lì. Dopo il 2011, per noi i locali della ex pizzeria erano vuoti». Non ci sta Sandra Capuzzi a vedere i suoi uffici nel mirino. Anzi attacca: «Se quella baracca a Calambrone poi è stata rioccupata, perché chi deve controllare il territorio non ci ha mai comunicato niente?»

Assessore Capuzzi, una volontaria della Pubblica assistenza del litorale, Antonella Serani, ha dichiarato che i servizi sociali del Comune sapevano che all’interno della baracca in cui è morta Samantha, quattro anni fa, viveva un nucleo familiare. È vero o no?

«No. Intanto perché l’ultimo riferimento che abbiamo su quella struttura risale al 2011, cinque anni fa. E comunque questo non implica che sapessimo che quella baracca poi fosse ancora occupata»

Che intende?

«Per noi le tracce del nucleo dei Krstic lì dentro si fermano al 2011. La famiglia si era spostata dalla Valdera nella ex pizzeria del Calamarone a inizio di quell’anno. Fummo noi infatti fare un esposto alla Procura e al Tribunale dei minori. Il nucleo era composto da tre adulti e due minorenni».

Poi cosa è successo?

«I servizi sociali del Tribunale dei minori ci coinvolsero chiedendoci di suggerire un luogo dove uno dei minori sottoposti a misura penale avrebbe potuto svolgere una messa in prova. Fornimmo un elenco di associazioni e il Tribunale scelse la Pubblica assistenza. Poi, dopo settembre 2011, noi fummo informati che uno dei minori si era allontanato e l’altro era diventato maggiorenne. E che dentro la baracca non c’era più nessuno».

Certo, ma quella baracca è del Comune. Non potevate rifare delle verifiche?

«È di proprietà del Comune, ma Palazzo Gambacorti non può materialmente entrarne in possesso dal 2009: da sei anni, infatti, l'immobile è al centro di una controversia con l'ultimo gestore, vicenda che ha reso impossibile qualsiasi intervento. E comunque, ripeto, sapevamo che non era più occupato e i servizi sociali non hanno cento dipendenti da sguinzagliare in giro per la città per controllare ogni edificio occupato».

E chi doveva farlo?

«Ad esempio chi ha la responsabilità del controllo del territorio. Oppure la stessa Pubblica assistenza, perché se sapeva non ce lo ha segnalato?».

Dunque, poi, non siete mai più venuti a conoscenza della bambina e di sua mamma?

«No. Abbiamo ricontrollato: nessuno ci ha mai segnalato niente. Ed è questo che fa più male, perché una bambina ha perso la vita nell’indifferenza. Ho letto che un cittadino aveva provato ad aiutarle. Voglio dirlo chiaramente, gli assistenti sociali fai-da-te non funzionano. Qui è mancato qualcosa, dovremmo riflettere sul modello di società che vogliamo».

Si spieghi.

«Be’, siamo di fronte a un fatto criminale e ad una situazione complessa. C’era stata una denuncia e un ricovero per maltrattamenti per la donna. Non una cosa banale, ma non risultano segnalazioni dall’ospedale di Livorno. Poi c’è un innegabile difetto di legge. La donna non ha mai chiesto aiuto, non accettò di entrare nel percorso di protezione e non querelò il compagno, così il procedimento a carico di Krstic si arenò. Ma insieme a lei c’era la piccola, che in quel momento era vittima di violenza assistita. Perché nessuno ci ha coinvolto? È vero anche che nella donna, evidentemente, non è scattata una molla, non è riuscita a vincere la paura e a proteggere sua figlia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web