Il Tirreno

Pisa

Addio al dottor Daniele Rovai, gentiluomo che curava i cuori

di Matteo Tuccini
Addio al dottor Daniele Rovai, gentiluomo che curava i cuori

Cardiologo di fama e dirigente del Cnr a Pisa: l’omaggio commosso dei colleghi «Era una mente brillante, sempre vicino alle persone e alle loro sofferenze»

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VIAREGGIO. «Ho imparato molto dagli errori, ed è da lì che vorrei partire». Così Daniele Rovai, cardiologo viareggino noto in tutta Italia e oltre, catturava l’attenzione del pubblico nella sua ultima lezione magistrale al Cnr di Pisa. Struttura di eccellenza mondiale nella ricerca scientifica, di cui lui stesso era un’eccellenza a sua volta, grazie agli studi fatti e alle pubblicazioni come dirigente della ricerca clinica dell’istituto pisano. Ma quell’inizio, un capolavoro di modestia e buon senso dipinto pochi mesi prima di morire, sono il ritratto del dottor Rovai. E la sua eredità.

Rovai se n’è andato la mattina del 1º maggio, sconfitto da un tumore, a 65 anni. Per il dolore della moglie Paola Lambelet, ex primario di medicina al “Versilia”, e dei loro tre figli. Oltre che dei colleghi, tanti dei quali amici veri - e non è semplice, considerato l’ambiente medico - che sapevano della sua malattia. Ma che, quando hanno saputo la notizia, non hanno potuto trattenere la commozione.

Era dagli errori che il dottor Rovai diceva di essere stato guidato nel suo percorso professionale di medico e ricercatore, secondo l’antico adagio per cui si impara molto di più quando si sbaglia che quando si fa bene. E uno come lui poteva averne anche fatti, di errori. Ma la sua carriera raccontava il contrario. Un primo della classe sia al liceo scientifico Barsanti e Matteucci che all’università a Pisa. Al suo fianco gli amici di sempre, anche loro destinati a diventare medici: Domenico Lombardi, pediatra e futuro sindaco di Pietrasanta, e Giovanni Paolo Cima, oggi primario di ostetricia e ginecologia al “Versilia”. «Era più bravo di me - racconta il dottor Cima con emozione - Una mente brillante. All’università ci siamo laureati con lode, nell’aula della Sapienza». Negli stessi giorno si laureava in medicina anche Lombardi. «Di quando eravamo ragazzi mi ricordo una gita sulla Marmolada - racconta l’ex sindaco - ero senza giacca a vento, e lui mi prestò la sua non farmi sentire freddo».

È stato sempre così, il dottor Rovai. «Era generoso e amava la vita: la canoa, la montagna, il disegno. Si definiva l’uomo delle regole», racconta l’amico Cima. Professionalmente impeccabile, quasi “secchione”, tanto da formarsi negli Stati Uniti e da lì imparare l’inglese alla perfezione. Per poi finire all’Istituto di fisiologia clinica del Cnr pisano, di cui sarebbe diventato dirigente della ricerca. Ma senza mai alzare la voce, senza mai arrabbiarsi. Dando l’esempio con il silenzio, e non con superbia e arroganza. E soprattutto mostrando gentilezza e umanità. «Era vicino ai pazienti e alle loro sofferenze», raccontano tutti i colleghi. Che si trattasse dei poveri curati gratis nell’ambulatorio cardiologico alla Misericordia di Viareggio, a cui si era offerto volentieri, o dell’amico “Domé” Lombardi, che qualche anno fa ebbe un problema di cuore e diventò un suo paziente. «Mi ha aiutato in un momento difficile, gliene sarò sempre grato», ricorda Lombardi con la voce rotta.

Un medico gentiluomo, il dottor Rovai, sempre garbato e disponibile. Che ha fatto ricerca fino all’ultimo, per trovare nuovi modi per curare i cuori. «Non ho mai sentito qualcosa di negativo nei suoi confronti. E questo dice tutto, considerando che il nostro ambiente in quanto a maldicenze non è secondo a nessuno - racconta Giancarlo Casolo, primario di cardiologia all’ospedale di Lido - Con i suoi studi ha scritto pagine importanti della cardiologia italiana. Per la nostra specialistica e per noi del “Versilia” è un doppio lutto: umano e professionale». I colleghi dell’area medica dell’ospedale versiliese, per anni al lavoro con la dottoressa Paola Lambelet - andata in pensione un anno fa - si stringono attorno alla collega e alla sua famiglia. Così il dottor Daniele Taccola, che ha preso le redini della medicina dopo l’addio della Lambelet: «Il dottor Rovai era un grande professionista e una persona di straordinaria disponibilità. Un uomo speciale che lascia un vuoto incolmabile».

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