Il Tirreno

Pisa

Sequestrata fibbia nascosta dal patrigno

di Pietro Barghigiani
Sequestrata fibbia nascosta dal patrigno

I carabinieri nella baracca-lager con la mamma di Samantha

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PISA. Un sopralluogo con la mamma di Samantha nella baracca della tragedia. Ma, soprattutto, il sequestro di una fibbia - possibile oggetto con cui può essere stata picchiata la bimba - che Krstic aveva gettato in un braciere dove poi è stata trovata.

È stata una visita proficua quella dei carabinieri del nucleo investigativo guidati dal capitano Michele Cataneo quella avvenuta nella tarda mattinata di ieri nel tugurio di Calambrone. A Juana, che ha realizzato con un nuovo strazio la scomparsa della figlia di 3 anni, è stato chiesto di ripetere, alla luce del giorno, scene e spostamenti di quel mercoledì sera poco prima della chiamata al 118 fatta intorno alle 19,30. Il corpo della bimba non sarebbe stato spostato dal decesso all’arrivo dei soccorritori.

La posizione della donna è sotto la lente degli investigatori per capire se il suo ruolo è esclusivamente quello di vittima impaurita o se avesse avuto dei margini per chiedere aiuto a medici e forze dell’ordine.

Sono stati acquisiti altri reperti oltre a rinforzare ed estendere il perimetro dell'area sotto sequestro. Mercoledì notte sono stati sequestrati alcuni bastoni e un piccone, arnesi che verranno esaminati per capire se possono essere stati usati dal serbo contro la bimba e la sua mamma, ricoverata a Cisanello in stato di choc. Al Tirreno ha confidato tra le lacrime: «Sì mi picchiava, e picchiava anche la bimba. Avevo provato a fuggire ma ci aveva riprese. Ci minacciava».

Ipotesi danni cerebrali. La lesione diretta capace di provocare il decesso non è stata accertata. Quello che ora la Procura chiede al medico legale è di stabilire se la piccola Samantha possa essere morta per la serie di maltrattamenti subìti dal patrigno con un’impennata di brutalità concentrata nell’ultimo mese. E per chiarire questo aspetto le attenzioni del professor Alessandro Bassi Luciani si concentrano sul cervello della piccola di 3 anni, trovata senza vita alle 19,30 circa di mercoledì sul pavimento di una baracca al civico 395 di viale del Tirreno, un indirizzo ereditato da una vecchia pizzeria dismessa.

Dopo aver escluso i traumi interni, le lesioni agli organi vitali e una crisi epilettica dall’esito fatale, l’orizzonte delle analisi del medico legale si sposta sui possibili traumi cerebrali che la piccina potrebbe aver avuto nel corso delle percosse inflitte da Tonino Krstic, 31 anni, serbo nato a Roma. È in carcere dalle 4 di giovedì per lesioni e maltrattamenti, entrambi con l’aggravante dello stato interessante della compagna, Juana, 30 anni, incinta al quinto mese, e della minore età della vittima, figlia della dominicana e di Stefano Castagnino, 50 anni, pizzaiolo di Rapallo. L’ipotesi che viene approfondita dal medico legale è quella di verificare se il cervello di Samantha possa presentare lesioni. Traumi che, singolarmente, potrebbero non aver avuto conseguenze letali, ma che se sommati in una sequenza giornaliera di vessazioni fisiche definirebbero un quadro compatibile con un decesso da ultima tappa di un calvario quotidiano. Un inferno scandito da calci - due impronte di scarpa erano visibili sull’addome della bambina – sul corpo e in testa, cinghiate, bastonate e schiaffi. L’alzava di peso prendendola per i capelli che, a ciocche, restavano nella meno del patrigno-aguzzino.

Le ipotesi di reato. L’assenza di un nesso causale lesione-morte allontana l’ipotesi dell’omicidio preterintenzionale dal fascicolo aperto dal sostituto procuratore, Giancarlo Dominijanni che ha dato il nulla osta per la riconsegna della piccola al papà che se l’è riportata a Rapallo per i funerali. Ma Krstic, in isolamento da venerdì mattina, nel caso in cui venisse confermata la tesi del decesso per i prolungati maltrattamenti inflitti alla bimba rischia, comunque, una pena pesante. Si va da un minimo di 12 a un massimo di 24 anni, mentre per l’omicidio preterintenzionale si oscilla dai 10 ai 18.

Denuncia, fuga, ritorno. Quell’incontro sbagliato, avvenuto in chat, tra Juana, in crisi col marito, da cui ha avuto un altro figlio di 12 anni, e Tonino, non solo ha portato una nuova gravidanza per la dominicana, ma ha creato le premesse per una convivenza sfociata nella fine della sua piccola Samantha. «Ci teneva prigioniere, mi impedì di portarla in ospedale» ha aggiunto al nostro giornale la mamma della piccola che da un paio di settimane stava male. Febbre, tosse, vomito. Fino alla tragedia di mercoledì sera. E dire che nell’ottobre 2015 Juana aveva avuto la possibilità di fuggire da quel lager domestico. Dopo l’ennesima scarica di botte da parte del compagno, la donna era stata portata in ospedale a Livorno. Lei non voleva denunciarlo, ma i volontari dell’ambulanza si rivolsero lo stesso ai carabinieri che procedettero d’ufficio. Juana tornò a Rapallo dal marito e dall’altro figlio, ma a dicembre il richiamo insano verso il serbo prevalse sul buonsenso. E aprì la strada a quello che da disagio familiare è diventata la cronaca di una morte, il cui solo pensiero disturba persino gli investigatori più scafati.

«Vi seppellisco». Ai carabinieri la donna ha riferito che Tonino mercoledì dopo averle picchiate la «minacciava di ammazzare entrambe e di seppellirle qualora non fosse riuscita a rianimarla (Samantha, ndr) intimando alla donna di riferire alle forze dell’ordine che sarebbero intervenute che egli (Krstic, ndr) le aveva dato solo alcuni schiaffi al fine di rianimarla. Ordine che la vittima raccoglieva tanto da rimanere in silenzio dinanzi alla polizia giudiziaria intervenuta sulla scena del crimine».

Il futuro. Stefano Castagnino ha fatto la spola tra obitorio e Cisanello. A chi gli è stato vicino in questi giorni di strazio ha confidato di essere ancora innamorato di Juana e di voler ripartire con lei per tornare a Rapallo e riprendere una storia interrotta oltre un anno fa. Anche se la donna ha in grembo il figlio dell’uomo accusato di aver picchiato fino alla morte la sua Samantha.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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