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Bambina morta a 3 anni: "I servizi sociali sapevano che là c’era una famiglia"
Pisa, parla una volontaria della Pubblica Assistenza del litorale: "Il tribunale ci affidò il fratello di Krstic, furono informati". Quell'ex pizzeria, inoltre, è di proprietà del Comune
PISA. Che dietro quelle staccionate azzurre e i muri bianchi in una capanna vivesse una famiglia da anni non era un mistero. La vecchia pizzeria abbandonata in cui è morta Samantha non era una favela fantasma, dentro non ci viveva una famiglia invisibile.
I servizi sociali sapevano
«I servizi sociali del Comune sapevano», dice Antonella Serani. Sapevano almeno da quattro anni che in quella baracca al Calambrone si nascondeva una storia di sottomissione e violenze, di povertà e miseria, psicologica e sociale. «Quattro anni fa - dice Serani, all’epoca assistente sociale della Pubblica Assistenza del litorale e responsabile dello sportello di ascolto - un ragazzo del nucleo familiare, un parente di Tonino Krstic, ci fu affidato dal Tribunale dei minori perché svolgesse un percorso di reinserimento. Aveva avuto problemi con la giustizia, era stato in carcere e doveva svolgere un periodo di misura penale. Dunque è impossibile che i servizi sociali non fossero al corrente. Per affidare un minore il tribunale svolge sempre delle indagini sul nucleo familiare attraverso i servizi sul territorio. E in quel momento il ragazzo viveva lì, nella casupola. E ci raccontava quello che succedeva». Ma si parla di quattro anni fa. La piccola Samantha non era ancora nata, e sua mamma, Juana Francisca, avrebbe conosciuto in chat il suo compagno-carceriere soltanto tre anni dopo. Eppure c’è un dato certo: quel ragazzo era il fratello di Tonino e, insieme alla madre, ha raccontato ai carabinieri, è scappato dal Calambrone pochi mesi fa per evitare le sue violenze. «No, noi non abbiamo mai visto la donna e la bambina, e nemmeno ricevuto segnalazioni, questo no», confermano sia Serani che il presidente della Pubblica assistenza Aldo Cavalli.
La baracca è del Comune
Non solo. La pizzeria abbandonata al Calambrone è di proprietà del Comune. Palazzo Gambacorti l’aveva dato in affitto ad Artitalia, interessata ad aprire un’attività. Dal 2010 è aperto un contezioso, però. La società accusa il pubblico di «non aver riqualificato i locali», e il pubblico ribatte di aver chiesto più volte al privato di mettere in sicurezza il luogo. «Impossibile utilizzare e sgomberare lo stabile con una causa in corso», ha detto l’assessore Sandra Capuzzi, che all’indomani della morte della bambina aveva dichiarato: «Era una situazione a noi sconosciuta, nessuno ce l’ha segnalata». Insomma, Samantha era soprattutto una vittima dell’indifferenza.
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Fiori, peluche, messaggi
«Piccolo angelo che sei volata via da questo mondo cieco ed egoista, che tu possa riposare in pace nel regno degli angeli», ha scritto qualcuno su un biglietto appeso al cancello a un mazzo di fiori rosa. Girasoli, rose, orchidee, peluche, un orsacchiotto. Da giorni la favela invisibile è diventata invece un pugno nello stomaco per molti, la mèta dei pellegrinaggi di chi ha letto questa storia sui giornali, visto le immagini in tv. Sabato 30 le tute bianche della scientifica dei carabinieri sono ricomparse sul posto, per fare nuovi rilievi, prelevare oggetti e prove. Ma la vecchia pizzeria abbandonata dove gli inquirenti sono convinti Tonino abbia picchiato, minacciato e maltrattato per mesi la donna e la bimba ora è anche una bacheca per il dolore e la commozione. «Ciao, ora ti aiuteranno gli angeli», hanno scritto, con le firme, sei bambini della scuola elementare. «Vola piccola, più nessuno ti farà del male», ha scritto una mamma. Si fermano in macchina, qualcuno tira giù il finestrino e prosegue, altri scendono, girano intorno alla favela, scrutano il cortile, i rifiuti, la ferraglia, i giocattoli e quella baracca dove hanno trovato Samantha, nuda, piena di lividi e ferite, e la testa rasata, l’ultimo tentativo della mamma di salvarla. Perché lui spesso la prendeva per i capelli, la strattonava e la lasciava cadere. Glieli strappava. E allora qualcuno si inginocchia, bacia questa terra di nessuno e riparte.
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