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le ragioni
PISA. Due persone fermate e identificate e 4 feriti. È il bilancio della lunga mattinata di protesta. Sebastian, operaio del comitato Quartiere Cep, e Miro, studente universitario, sono i giovani...
PISA. Due persone fermate e identificate e 4 feriti. È il bilancio della lunga mattinata di protesta. Sebastian, operaio del comitato Quartiere Cep, e Miro, studente universitario, sono i giovani portati in questura e identificati per gli scontri alla rotonda Largo Monasterio. Il loro fermo è avvenuto dopo diverse cariche della polizia per bloccare il tentativo di avanzamento del corteo in direzione del Cnr.
Il sindaco ringrazia le forze dell’ordine. «E’ stata una giornata importante e positiva per Pisa. Gli eventi per il trentennale di Internet hanno dato visibilità e forza alla città. Ho ringraziato il questore e con lui tutte le forze dell’ordine che purtroppo hanno dovuto contrastare le prepotenze e le violenze di una piccola minoranza, che secondo un copione ripetitivo e stantio cerca visibilità con metodi inaccettabili, estranei alla critica e alla protesta democratiche», è la posizione del sindaco Marco Filippeschi.
Motivazioni. «Oggi siamo scesi in piazza per contestare le politiche del governo Renzi. Avevamo verdura e uova, cose che non fanno nulla ai poliziotti dotati dell’attrezzatura che avete visto. Noi lottiamo per il diritto alla casa e al lavoro, siamo per qui anche per questo - dice Sebastian, che chiede di non citare il suo cognome -. Ci hanno caricato a freddo tre volte, senza distinzioni. E tra di noi c’erano anche degli anziani». Sebastian è uno dei due fermati. Racconta di essersi chinato per aiutare un ragazzo che era caduto. «Nel giro di pochi secondi sono stato preso da 5 poliziotti che mi hanno portato in questura insieme a Miro - aggiunge, mentre viene abbracciato dai suoi compagni -. Ci hanno identificato, preso le nostre impronte digitali e rilasciati. Ho dei precedenti e probabilmente verrò denunciato per questo episodio». Il premier Matteo Renzi si è collegato in diretta streaming con il convegno in corso al Cnr, definendo gli scontri ingiustificati. «La nostra protesta è più che giustificata - sottolinea Sebastian -. La gente non arriva alla fine del mese, non c’è lavoro. Il governo ci deve ascoltare».
Bilancio. Secondo Martino Pintus, un giovane manifestante appartenente ai comitati di quartiere, quella di ieri è stata una giornata importante. «Siamo soddisfatti del numero di persone che hanno partecipato al corteo: in piazza sono scese le varie anime di questa città. Non c’è più spazio per le passerelle - dice Pintus -. Il governo ha paura di confrontarsi con la gente. Renzi ha preferito rimanere a Roma. Con noi ha sfilato quella parte del Paese che è contraria alle leggi ingiuste del governo Renzi. Abbiamo il diritto di prendere parola e per questo abbiamo voluto manifestare al Cnr, in una giornata come oggi». La lontananza della politica dai cittadini è stata sottolineata più volte durante la marcia dal centro di Pisa al centro nazionale delle ricerche. Un altro tema caldo è il decreto “salva banche”. In piazza c’era un nutrito gruppo di “vittime del salva banche”, numerosi risparmiatori di Banca Etruria. «Ho perso circa 70.000 euro. L’ultimo decreto varato dal governo è una presa per i fondelli: prevede il rimborso per chi ha sottoscritto obbligazioni prima del 2013. E io che ho firmato nell’ottobre 2013 cosa dovrei fare? - dice Marzia Boschi che, specifica, non è parente del ministro delle riforme costituzionali -. Non ho nessun legame con la ministra, ci mancherebbe altro. Abbiamo perso tutti i nostri risparmi. Noi che abbiamo sempre lavorato onestamente. L’Italia, invece, è governata da questi personaggi. È ora di dire basta». Accanto a Boschi c’è un anziano con un cartello su cui campeggia un primo piano di Renzi e una foto di Mr Bean. «Noi siamo stati derubati, rivogliamo i nostri soldi». E su un altro striscione si legge: «Avete rovinato la serenità degli anziani, questo governo deve andare a casa».
Scuola e lavoro. Al grido di «Vergogna, vergogna» ecco anche i contestatori della “Buona scuola”: arrivano da Lucca, sanno della presenza del ministro all’Istruzione, Stefania Giannini, e dicono di lottare oggi per non dover emigrare domani. «Per garantirci un futuro abbiamo bisogno di una scuola e di un’università che siano realmente accessibili a tutti e di un reddito di base incondizionato che ci permetta di sottrarci al ricatto del lavoro», dice un componente del collettivo autonomo Torpedo. In piazza anche le operatrici e gli operatori sociali della zona pisana «per dimostrare la propria vicinanza a tutte le componenti sociali danneggiate dal governo». «Ci opponiamo agli attacchi di Renzi al terzo settore, basta ai tagli al sociale e agli sprechi che determinano i buchi nei bilanci delle società della salute - afferma una manifestante -. Dal primo maggio diversi contratti non saranno rinnovati e chi resterà al lavoro lo farà a prezzo di una forte riduzione dell’orario e del reddito, costringendo le cooperative ad inventarsi forme di solidarietà anche in deroga al contratto nazionale, per poter garantire la maggior parte degli stipendi». Il partito comunista dei lavoratori punta il dito contro il Jobs Act. «È un provvedimento che ha cambiato i rapporti di forza nelle fabbriche - conclude Nicola Sighinolfi -. Vogliamo unificare tutte le vertenze rappresentate da questa piazza e ribaltare la situazione».
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