Il Tirreno

Pisa

In corteo i problemi della città

di Danilo Renzullo
In corteo i problemi della città

Lavoro, casa e istruzione le rivendicazioni dei Comitati e dei gruppi locali

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PISA. Oltre 600 manifestanti per dire no alle politiche del governo Renzi, ma anche per contestare quelle delle istituzioni locali. Oltre Internet. Oltre il premier Renzi. In piazza ieri sono scese anche e soprattutto le rivendicazioni di quell'ampio e variegato blocco sociale che chiede «lavoro, casa e istruzione».

«Quei diritti - accusano i manifestanti - che l'esecutivo nazionale con l'avallo delle istituzioni locali tolgono ogni giorno a migliaia di persone». In piazza disoccupati e precari, che rivendicano lavoro e stabilizzazioni. Gli operai della Piaggio (in decine hanno aderito allo sciopero provinciale indetto dal sindacato di base Si Cobas per l'intera giornata), che col loro striscione affisso sulla rete metallica che cinge i laboratori pisani del Centro nazionale di ricerche contestano le direttive del Jobs Act, ma puntano il dito anche contro l'azienda «che da anni punta su esternalizzazioni e precarietà invece di valorizzare le maestranze interne». Al loro fianco i lavoratori di decine di cooperative di Pisa e provincia, gli operatori sociali - che con i tagli alla Società della Salute rischiano di vedersi ridotto il monte ore lavorativo - e gli «eterni precari» del Cnr, ma anche quelli della scuola e dell'Università. «I tanti - dicono i rappresentanti dei sindacati di base che sono scesi in piazza - che con il loro lavoro portano avanti la ricerca a Pisa e nel nostro Paese ricevendo in cambio stipendi da fame e contratti sempre in bilico». Gli stessi, che in occasione dei festeggiamenti per il trentennale di internet, hanno incrociato le braccia per quattro ore nell'ambito dello sciopero dei lavoratori della ricerca indetto dall'Unione sindacale di base pisana. Alcune decine di loro si sono ritrovati in presidio insieme ai rappresentanti sindacali nei dintorni della rotonda di largo Monasterio diventata per alcune ore lo scenario e il simbolo di violenti scontri che hanno trasformato quella che doveva essere una giornata di festa in una lunga sequela di disordini e cortei, durante i quali i cori, i cartelli e gli striscioni contro Renzi e il suo esecutivo si sono mescolati a quelli contro Filippeschi e la sua giunta. «Due facce della stessa medaglia - accusano i manifestanti -. Il sindaco lamenta costantemente la mancanza di risorse e promette mobilitazione e manifestazioni per la realizzazione della rotonda di San Piero a Grado. Non ha però mai avuto il coraggio di mettere in discussione il governo guidato dal suo stesso partito: non una parola sulla sottrazione di risorse pubbliche, né una sul blocco degli sfratti che centinaia di famiglie da mesi chiedono per non finire in strada». Ed è contro il primo cittadino e il suo governo che i nutriti gruppi dei comitati dei quartieri popolari scesi in piazza puntano il dito. Dal Cep a Gagno, fino a Sant'Ermete. Chiedono investimenti e più attenzione per i quartieri periferici, ma rivendicano soprattutto quei «dieci milioni di euro» promessi dalla Regione Toscana per l'abbattimento e la ricostruzione dei vecchi alloggi di edilizia residenziale pubblica di via Emilia, improvvisamente spariti dalle pieghe del bilancio regionale. «Vivibili e dignitose», recita uno dei tanti cartelli esposti dai manifestanti chiedendo quel diritto all'abitare che, criticano, «oggi è negato dalle politiche che favoriscono le banche anziché aiutare le persone». Dalle periferie alle fabbriche, passando per la scuola. Tanti gli studenti, medi ed universitari, che ieri si sono ritrovati in piazza. I primi per denunciare ancora una volta le precarie condizioni degli istituti scolastici, i secondi per criticare le politiche governative e quelle dell'Ateneo pisano «che - accusano - dopo le promesse non si è attivato concretamente per manifestare il necessario dissenso contro la riforma dell'Isee che ha prodotto aumenti spropositati alla contribuzione studentesca, in alcuni casi raddoppiata o triplicata». Rivendicazioni che si sono scontrate con il massiccio spiegamento di forze dell'ordine e quella zona rossa che ha reso impossibile l'ingresso nei laboratori del Centro di ricerche. Un pezzo di città sceso in strada «per cercare riscatto». «La parte più consistente di Pisa - concludono i manifestanti - che, mentre lotta ogni giorno tra scuole, Università, posti di lavoro e quartieri per conquistare diritti, si trova a fronteggiare gli attacchi del governo nazionale e di quello locale».

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