La manifestazione
Il patrigno in isolamento
Arresto convalidato, l’autopsia non chiarisce se le botte hanno causato il decesso
PISA. Gli schiaffi e i calci - ben due impronte di una scarpa sul corpo - sono evidenti con quei segni marcati da far venire i brividi. Quello che manca è la lesione evidente e diretta che possa costituire il nesso causale tra percosse ricevute e decesso. A ieri sera non c’erano gli elementi per contestare l’omicidio preterintenzionale.
È andata avanti per tutto il giorno l’autopsia sul corpicino della piccola Samantha Castagnino, 3 anni, trovata morta mercoledì intorno alle 19,30 in una baracca a Calambrone. In carcere, accusato di lesioni e maltrattamenti nei confronti della mamma della piccina, Juana, e la stessa bimba, si trova Tonino Krstic, 31 anni (nella foto a destra), serbo, nato a Roma, nei confronti del quale il gip Giuseppe Laghezza ieri mattina ha convalidato l’arresto disponendo la custodia in isolamento. L’ipotesi di reato che lo ha spedito in cella è una di quella che il codice dei carcerati, non scritto ma applicato, rubrica tra le più infamanti. L’esame svolto dal professor Alessandro Bassi Luciani all’obitorio di medicina legale, concluso intorno alle 20,30, nell’escludere traumi interni tali da provocare la morte, ha anche chiarito che il decesso della piccina non possa essere attribuito a un attacco epilettico o a un malore improvviso. Saranno necessari ulteriori accertamenti e per questo la salma non è stata riconsegnata al papà, Stefano, 50 anni, che con Juana ha un altro figlio di 12 anni con cui vive a Rapallo.
Da giorni Samantha non stava bene, febbre anche alta, tosse. Poi il peggioramento nel tardo pomeriggio di mercoledì. Le convulsioni hanno anticipato la perdita di conoscenza, il respiro senza più affannoso e, infine, l’epilogo che ha commosso soccorritori e investigatori. L’arrivo dell’ambulanza inviata dal 118 è servito solo a far chiamare i carabinieri del nucleo investigativo con il capitano, Michele Cataneo a coordinare il sopralluogo alla presenza del medico legale con la raccolta di materiale e il sequestro anche di un piccone.
Krstic ieri ha risposto alle domande del gip e ha proclamato di nuovo la sua innocenza.
«Le ho dato degli schiaffi leggeri solo per rianimarla» ha ribadito nel corso dell’udienza di convalida con il rigetto della richiesta di arresti domiciliari presentata dall’avvocato Silvia Morelli in casa di alcuni parenti.
«Il mio cliente ha respinto l’accusa che gli viene contestata – spiega il legale –. Gli schiaffi non sono stati dati con la violenza che gli viene imputata. Leggerò le motivazioni e poi valuterò il ricorso al Tribunale del Riesame». In quel tugurio sul litorale dove Pisa è lontana e Livorno offre la vista della sua zona industriale, mamma e figlia vivevano in una clima di terrore perenne. Accertamenti saranno disposti sull’arrestato anche riguardo all’assunzione abituale di cocaina. Uno sballo che potrebbe aver influito sugli scatti d’ira trasformati in aggressioni brutali «accentuatesi nell'ultimo mese e concretizzatesi in schiaffi, cinghiate al sedere della minore, scarpate sul corpo, prese per i capelli talmente forti da strapparli dalla sede naturale e da costringerla a rasarle i capelli» riportano gli atti dell’arresto di Krstic. Che in quel mercoledì sciagurato dopo aver picchiato sia la piccola che la compagna, «minacciava quest'ultima di ammazzare entrambe e di seppellirle qualora non fosse riuscita a rianimarla, intimando alla donna di riferire alle forze dell’ordine che sarebbero intervenute che egli le aveva dato solo alcuni schiaffi al fine di rianimarla. Ordine che la vittima raccoglieva tanto da rimanere in silenzio dinanzi alla polizia giudiziaria intervenuta sulla scena del crimine».
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