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Operatori di strada a caccia di emarginati ma solo in città

Operatori di strada a caccia di emarginati ma solo in città

PISA. «Era una situazione sconosciuta ai servizi sociali», ha detto Sandra Capuzzi, assessore al sociale e presidente della Società della Salute. Ma che Samantha fosse «un fantasma» per i servizi...

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PISA. «Era una situazione sconosciuta ai servizi sociali», ha detto Sandra Capuzzi, assessore al sociale e presidente della Società della Salute. Ma che Samantha fosse «un fantasma» per i servizi sociali del Comune non è forse soltanto per l’assenza di segnalazioni. E non è solo quella baracca a un passo dallo scolmatore ad essere fuori dai radar del sostegno alla marginalità. «Noi svolgiamo interventi di monitoraggio tutti i giorni dalle 14 alle 18, ma percorrendo il centro storico dalla stazione ai Bagni di Nerone, Marina, Tirrenia, Calambrone non sono di nostra competenza», dice Riccardo Cerchiai, responsabile dell’unità di strada di Arnera, la cooperativa a cui è affidata molta parte del sistema di welfare della provincia. Visti i numeri, quella degli operatori sociali - 4 in tutto - è una missione compiuta, che ogni anno si scontra però con una cronica riduzione di risorse. La squadra è una sorta di primo soccorso per la disperazione. Clochard, tossicodipendenti, sbandati, prostitute vittime di violenza vengono soccorsi su segnalazione o grazie servizi di perlustrazione. Nel 2015 hanno dato aiuto a 266 senza tetto. Un numero stabile. Oggi le persone che vivono ai margini ma non sono invisibili sono 909. Ma vengono tutte intercettate nel centro storico. Le periferie non sono coperte. Perché? Pochi fondi per mandare sul campo altre unità. E quest’anno non andrà meglio se sull’alta marginalità il bilancio preventivo stanzia 1,4 milioni, 500 mila in meno di un anno fa.

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