Il Tirreno

Pisa

«Lui le comprava sempre le caramelle»

«Lui le comprava sempre le caramelle»

Il patrigno e la piccina nel ricordo dei commercianti della zona. «Indimenticabile quel piccolo volto che si illuminava»

3 MINUTI DI LETTURA





TIRRENIA. «È tutto il giorno che ci penso, non riesco a crederci e soprattutto non riesco a smettere di pensare a quel piccolo volto che si illuminava tutto quando le davo le caramelle».

Comincia così il racconto di Massimiliano Muscillo titolare della tabaccheria a Calambrone.

Prosegue con un trasporto sincero: «Venivano molto spesso qui da noi, sia il patrigno che la madre della bambina e quasi sempre insieme alla piccola. Compravano le sigarette ed altre cose. Spesso veniva il patrigno, chiamiamolo così, con la bambina a prendere le pizze qui accanto con un motorino tutto scassato e la bambina stava seduta dietro stretta stretta a lui. Noi eravamo preoccupati e glielo dicevamo che era pericoloso per le piccola, ma lui rispondeva che se la lasciava a casa si metteva a piangere e allora la portava con sé. Sembrava che i due fossero molto legati. Non sappiamo come sia andata, ma non mi sorprenderebbe che lui c’entrasse qualcosa perché la sua è una famiglia un po’particolare, disadattata, abitavano in una stamberga fatiscente. Una sera la madre della bambina comprò delle candele, io rimasi sorpreso, ma lei mi raccontò che nel suo Paese, sono in molti a non avere la corrente elettrica e che quindi usavano le candele. Insomma, per lei era normale stare senza luce. Lui lavorava al nero saltuariamente e quel poco che guadagnava la sera l’aveva già speso tutto per fare la spesa alla Pam a Livorno dove andavano tutti insieme con l’autobus. La sorella dell’uomo però, quando veniva in negozio, - prosegue il titolare della tabaccheria - a volte raccontava che il fratello si drogava ma a dire il vero noi l’abbiamo sempre visto lucido. Mio padre la piccola lo chiamava zio e giocavano insieme, era simpatica e affettuosa, proprio bellina povera bambina. Sono passati tre o quattro giorni dall'ultima volta che l’abbiamo vista e aveva un po’di raffreddore. Sia io che mio padre non riusciamo a capacitarci di quello che è successo e che non vedremo più quel visino così dolce. È un pensiero fisso».

Nessuno dei vicini però conosceva bene questa famiglia che viveva in un tugurio poco distante da loro. Li vedevano solo passare per andare a comprare il giornale o a prendere un caffè al bar vicino e potevano soltanto immaginare la povertà nella quale versavano. Una storia consumata ai margini della società e conosciuta solo per racconti frammentari di violenze nei confronti della madre della piccola. Alcuni vicini, infatti, erano venuti a sapere che la donna in autunno era stata ricoverata per trauma cranico a seguito delle percosse del compagno ma che una volta uscita dall'ospedale era nuovamente tornata al suo fianco in quella stamberga che dividevano insieme ai genitori e al fratello di lui. A quanto pare la famiglia dell’uomo abitava da tempo in quel posto e la madre del compagno che ora si trova in prigione, cercava di arrotondare l’entrate della famiglia chiedendo l’elemosina tutte le domeniche mattina all'uscita della chiesa di Tirrenia.

«Io ho comprato questo bar nove anni fa e quella famiglia abitava già in quel rudere dove mercoledì sera si è consumata la tragedia. – Afferma Antonio Carollo titolare del Bar Lido a Calambrone -. La madre della bambina e il compagno sono venuti proprio ieri sera (mercoledì, ndr) a prendere le sigarette e si tenevano per mano, la bambina però non era con loro. Sembrava una sera come tante. A volte lui veniva da solo con la piccola, la teneva in braccio, le comprava le caramelle. Qui si è sempre comportato bene, non saprei cos'altro dire se non che era una bambina tanto graziosa».

Donatella Lascar

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa