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La Santa Teresa restaurata torna a splendere in chiesa

La Santa Teresa restaurata torna a splendere in chiesa

L’intervento realizzato dagli esperti dello “Studiolo” di Lucca. Il recupero è stato finanziato da 3 Rotary cittadini: quello di Pisa, il Pacinotti e il Galilei

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PISA. È tornata al suo antico splendere la Trasverberazione di Santa Teresa d'Avila, la grande tela (2,40 per 1,50 metri) custodita nella chiesa di Santa Maria del Carmine a Pisa.

Merito del restauro proposto dal professor Stefano Bruni, finanziato dai tre Rotary Club cittadini (Pisa, Pisa Pacinotti e Pisa Galilei) e voluto negli anni, tra gli altri, da Luciano Chiti, Mauro Del Corso e Marco Barabotti, quest’ultimo ex caposervizio della redazione pisana del Tirreno recentemente scomparso.

Un intervento realizzato dai restauratori dello “Studiolo” di Lucca, sotto la direzione di Dario Matteoni, storico dell'arte della Soprintendenza di Pisa e Livorno. Un risultato eccellente che è stato ufficialmente restituito al pubblico nei giorni scorsi.

Unanime la soddisfazione dei presidenti rotariani, Marco Santochi, Emanuele Neri e Paolo Corsini, così come quella della diocesi, presente il vicario generale, monsignor Gino Biagini, e dell'amministrazione comunale, rappresentata dall'assessore ai lavori pubblici Andrea Serfogli.

Quest'ultimo, oltre a sottolineare l'importanza dell'impegno dei privati e delle associazioni nel recupero del patrimonio artistico cittadino, ha voluto ricordare la nuova “ferita“ apertasi con la chiusura della chiesa di San Francesco, per la quale ha auspicato la mobilitazione di tutta la città.

Realizzata dal pittore senese Crescenzio Gambarelli nel 1622, anno della canonizzazione della santa castigliana, la Trasverberazione di Santa Teresa d'Avila rappresenta una delle primissime testimonianze di un'iconografia (l'angelo che trafigge il cuore di Teresa) che avrà grande successo nel corso del Seicento. Il suo restauro è soltanto l'ultimo di una serie di interventi che ha riguardato la chiesa di Santa Maria del Carmine. È dello scorso anno, ad esempio, il restauro del San Sebastiano di Alessandro Gherardini, sostenuto dall'associazione “Gli Amici dei musei e monumenti pisani”, così come l'intervento di restauro del loggiato del chiostro nel 2009 o quello delle statue inserite nella facciata della chiesa. Testimonianza della secolare presenza carmelitana a Pisa, la chiesa (edificata dagli stessi carmelitani nella prima metà del XIV secolo) rappresenta un vero e proprio scrigno di tesori che, nonostante la posizione strategica nel frequentatissimo Corso Italia, non gode purtroppo della fama che meriterebbe. Questa forse potrà essere l'occasione per molti, pisani e non, di una sua riscoperta.

Alessio Manfroni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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