Gioco
«Maxi Fondazione per dare un futuro ai teatri della costa»
La proposta di Giuseppe Toscano, presidente del Verdi: «Una sinergia concreta senza snaturare le singole realtà»
PISA. «Anche in questa circostanza ho ribadito la mia idea per assicurare un futuro ai teatri della costa, ovvero una Fondazione delle Fondazioni. Una sorta di unione mantenendo però le singole specificità». A parlare è l’avvocato Giuseppe Toscano, presidente della Fondazione Teatro Verdi di Pisa, dopo l’incontro che i tre teatri di tradizione di Pisa, Livorno e Lucca hanno avuto con la commissione regionale per la costa. Al centro la loro situazione economica e la possibilità di arrivare ad un’unione.
Avvocato Toscano, approfondiamo l’idea che ha lanciato alla commissione regionale…
«La parola sinergia resta vuota fin quando non le viene data concretezza. Bisogna allora dare gambe e strutture. In che modo? Attraverso una sorta di Fondazione delle Fondazioni. Quindi, di base, ognuno si tiene i propri teatri. Per essere più chiari ancora: io non voglio mettere piede a Livorno, né a Lucca, eccetera».
Ma questa Fondazione delle Fondazioni cosa dovrebbe fare?
«Dovrebbe gestisce un cartellone unico. Possibilmente prendiamo anche un direttore artistico unico. Costruiamo quindi un’offerta culturale unica sulla costa senza snaturare nessuno. Se agli altri piacciono di più Goldoni e Mascagni, faranno Goldoni e Mascagni; e magari avremmo dei bus navetta per portare i pisani a Livorno ed i livornesi a Lucca».
Perché non parlare allora direttamente di fusione?
«Non ho mai usato la parola fusione perché non voglio fare venir meno i teatri di tradizione delle tre città. L’obiettivo è quello di una economizzazione dei costi. Per un rilancio vero vorrei si costruisse un circuito toscano della costa ancora più forte. Mi chiedo: se in Lombardia hanno il loro circuito regionale, perché noi, che abbiamo città che ricadono in un bacino ancora più ravvicinato del loro, non lo possiamo fare sulla costa?».
Ma alla Regione cosa ha chiesto?
«Ho detto chiaramente: “Dateci più soldi”. In pratica, se noi vi proponiamo questa razionalizzazione forte, voi dovete promuoverci o con la leva fiscale, nei limiti in cui lo può fare la Regione, oppure ci promuovete con contributi. E noi saremmo contenti».
Ritiene questa prospettiva di sinergia concreta, attraverso una Fondazione-cabina di regia, una strada obbligata per le prospettive dei teatri?
«A mio avviso, per la situazione del Paese e per la situazione degli enti locali che sorreggono le Fondazioni, se non ci si attrezza per tempo e non si dirige in qualche modo il futuro, allora il futuro ci sommergerà. Perché non è assolutamente detto che il Comune di Livorno, o di Pisa o di Lucca, possa continuare a destinare ai teatri quello che hanno destinato negli ultimi anni. Così come non è assolutamente detto che la Regione possa continuare a destinare ai teatri di tradizione quel poco che ha trasferito in questi ultimi anni. E soprattutto non è detto che possa farlo nemmeno lo Stato in sede di riparto dei fondi dello spettacolo».
A proposito di tagli, com’è la situazione?
«L’anno scorso a noi hanno tagliato 120mila euro, eppure siamo un teatro che prende oltre 100mila euro in più del teatro di Livorno e Lucca. Ci hanno penalizzato, noi abbiamo fatto ricorso, però i segnali per il futuro non sono confortanti. Non è che le risorse aumentano e sono curioso di vedere cosa succederà quest’anno. Renzi ha annunciato: un miliardo alla cultura. Ma ora vediamo questi investimenti culturali dove andranno».
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