Il Tirreno

Pisa

La ragazzina stringe a sé per la prima volta quel volume e non riesce a non piangere

Piange Sunita. Non riesce a trattenere le lacrime quando per la prima volta tocca quel libro nato dai suoi appunti impressi su un quaderno-diario. Adesso che è approdata in terza media («In qualche...

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Piange Sunita. Non riesce a trattenere le lacrime quando per la prima volta tocca quel libro nato dai suoi appunti impressi su un quaderno-diario. Adesso che è approdata in terza media («In qualche modo ci sono arrivata - dice -, ma è soprattutto grazie a Luca e Clelia che mi hanno permesso di studiare»), si emoziona a ripercorrere il suo passato e a raccontare quella storia di tenacia ed integrazione che, a distanza di tre anni, continua a vivere. Dopo lo sgombero del campo rom della Bigattiera («anche senza l'acqua e l'elettricità, lì eravamo felici - racconta Sunita -. Quando siamo usciti dal campo ognuno ha preso una direzione diversa e ci siamo quasi tutti persi»), Luca Randazzo e la sua famiglia hanno deciso di ospitare temporaneamente anche i familiari di Sunita (sette persone in tutto) perché non riescono a trovare un'altra sistemazione: «Quando telefoniamo per chiedere un appartamento in affitto, le case ci sono sempre - dice Randazzo -. Quando poi spieghiamo chi sono gli interessati a prenderle in locazione, gli immobili non sono più disponibili». Differenze e pregiudizi tra popoli e culture che abitano la stessa città, a pochi chilometri di distanza, che nel libro si annullano, trovando punti di incontro, interessi, sogni e speranze simili. «Spero che questo libro riesca ad aprire una riflessione su un mondo a pochi passi dal nostro, spesso visto e giudicato con disprezzo - prosegue Randazzo -. Il libro, che ho scritto perché quella che abbiamo vissuto è secondo me una storia interessante, vuole essere un mezzo per avvicinare il lettore alle popolazioni rom che vivono sul nostro territorio in maniera scherzosa, leggera e non moralista. Un'opportunità - aggiunge l'autore di “Diario di Sunita” - per allargare lo sguardo e guardare le cose da un punto di vista diverso, quello che io e la mia famiglia abbiamo avuto la fortuna di vivere. Quella con Sunita è stata per noi un'esperienza molto bella, che ci ha arricchito molto e che ho deciso di raccontare soprattutto perché lei ha vissuto questi due mondi in maniera naturale, senza troppe differenze. E forse l'aspetto più interessante è proprio questo: per la protagonista, le due realtà (quella del campo e quella della casa dei Randazzo, ndr) sono complementari, mentre per il lettore la differenza è netta e marcata». (d.r.)

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