«La nostra terra dei fuochi è al villaggio dei rom a Coltano»
La dura denuncia del degrado ambientale è di Andrea Gennai, direttore del Parco di San Rossore «Da dieci anni qui si appiccano roghi a rifiuti, automobili ed elettrodomestici. I resti sono visibili»
PISA. «Il terreno adiacente al villaggio rom a Coltano è contaminato come la “terra dei fuochi” campana». È il risultato di almeno dieci anni di roghi abusivi, appiccati ad automobili, elettrodomestici di ogni tipo, scarti di varia natura. Il tutto all'interno di una riserva naturale, quella del Parco di San Rossore. Il direttore Andrea Gennai non usa mezzi termini per denunciare questo scempio: «In questo terreno la presenza di sostanze inquinanti è al pari della “terra dei fuochi”, non ho problemi a dirlo». Gennai cita volutamente quell'area situata tra le province di Napoli e Caserta dove vengono smaltiti illegalmente rifiuti di ogni tipo.
«Martedì 19 ho eseguito l'ennesimo sopralluogo presso il campo rom di Coltano, presente dentro al Parco da molti anni. Mentre ero lì con alcuni funzionari del Comune, è arrivato un camion di un residente che trasportava un vecchio frigorifero, come quelli che ogni giorno vengono scaricati nel campo antistante e dati alle fiamme per recuperare il metallo e rivenderlo – racconta Gennai –. L'ente Parco ha collaborato alle varie iniziative organizzate dalla Prefettura, a partire dagli ultimi sgomberi a Coltano e alla Bigattiera. Il problema riguarda alcuni residenti regolari del campo coltanese che periodicamente portano nel campo antistante rifiuti da bruciare. L'ho visto con i miei occhi».
Il fenomeno è noto da anni. Non è la prima volta che Gennai denuncia il degrado ambientale della zona che, lo ricordiamo, è di proprietà comunale e si trova all'interno del Parco. Si tratta di un terreno di poco più di un ettaro, situato tra l'autostrada A12, il canale dei Navicelli e la stazione di Tombolo. A pochi metri di distanza, le villette assegnate dal Comune ai nomadi di Coltano nel 2010, nell'ambito del progetto “Città sottili”. «La gravità della situazione sta nella perduranza di questa prassi, la noncuranza di chi continua a scaricare in quest'area è inaudita – aggiunge il direttore –. Bruciare plastiche, automobili, divani, frigoriferi e quant'altro provoca un danno ambientale. Un domani sarà necessario bonificare tutto, almeno fino a un metro di profondità».
I resti dei roghi sono visibili a chiunque, anche visualizzando le immagini satellitari su Google Earth. «Sono un pugno nell'occhio e nella coscienza di chiunque passi da quei luoghi. Il Parco non ha assolutamente nulla contro le minoranze che frequentano o vivono nell'area protetta – precisa Gennai –. Ma siamo chiamati a far rispettare la legge e l'ambiente e l'appartenere a minoranze etniche non costituisce di certo una immunità. Sono sicuro che gli abitanti di quel campo capiranno, con l'aiuto di sanzioni anche penali e sequestri, che il Parco e la salute sono anche patrimonio loro. Così come le leggi dello Stato». L'ente ha trasmesso le informative e sanzioni fatte alla procura e di recente ha concordato col Comune dei lavori di bonifica dell'area e per impedire l'accesso ai mezzi. «Alla luce degli ultimi episodi occorre intervenire in maniera più incisiva, sequestrando per esempio il mezzo usato per trasportare questi rifiuti e incendiarli – conclude il direttore –. Chiederò alla Prefettura un incontro per studiare insieme una soluzione».
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