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Cisanello, i due tempi della rivoluzione e i centri “stay behind”

Mario Neri
Cisanello, i due tempi della rivoluzione e i centri “stay behind”

PISA. Non è stato un processo senza intoppi quello per dare un nuovo assetto organizzativo all'ospedale. E soprattutto non sembra siano state le scadenze ad imporre la nascita dei nuovi dipartimenti....

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PISA. Non è stato un processo senza intoppi quello per dare un nuovo assetto organizzativo all'ospedale. E soprattutto non sembra siano state le scadenze ad imporre la nascita dei nuovi dipartimenti. La delibera con cui l’Azienda ospedaliera e universitaria il 30 dicembre 2015 scorso ha ridisegnato l’architettura assistenziale del policlinico, facendo passare da 11 a 10 gli organismi che governano i processi decisionali di interi gruppi di reparti, seguita da quella del 21 marzo scorso con le nomine dei nuovi superprimari, non era la prima che aveva impegnato il direttore generale dell’Aoup, Carlo Tomassini, e il rettore Massimo Augello nel rinnovo dello schema aziendale.

Perché quell’atto ne ha revocato uno precedente, del 29 settembre 2015, che sostanzialmente confermava tutti e 11 i dipartimenti esistenti. Perché una riforma in due tempi? Chi ha imposto la revisione? In tre mesi dalla mappa di Cisanello sono spariti 4 dipartimenti e ne sono nati 3. Il rimescolamento di funzioni ha comportato per tre super primari la perdita dell’incarico di vertice (sebbene abbiano mantenuto il ruolo da primari nelle unità operative). Ma soprattutto è cambiato il rapporto fra universitari e ospedalieri ai vertici dei dipartimenti. Se prima era di 6 a 5, si è passati a un rapporto di 6 universitari a 4 ospedalieri. Una manovra che se è servita a preparare il policlinico alla riforma del sistema sanitario regionale entrata in vigore a gennaio è stata certo utile ad Augello a sopire le proteste dei medici universitari per quello che ritengono lo «strapotere» dell’Aoup.

«No ai due padroni», hanno rivendicato tre giorni fa di fronte ai candidati rettori, riconoscendo come tale solo l’ateneo. Solo che la nuova architettura non basterà da sola ad organizzare le cure. Quantomeno di eccellenza. Non è un caso che Tomassini abbia annunciato la creazione di nuovi centri clinici, strutture “a ponte” fra reparti e materie affini che lavorano su casi più frequenti. Esistono già Endocrinochirurgia per il tumore alla tiroide e Senologia, e presto - ha annunciato il direttore generale - nasceranno anche quelli per le specialità neurochirurgiche, per le protesi, per il tumore al polmone, per i trapianti, per il pancreas e un trauma center. In tutto 8 centri di eccellenza, dieci se si aggiungono anche il Centro multidisciplinare di chirurgia robotica e il percorso di Day Surgery. In pratica, un’architettura parallela, quasi “stay behind”, a quella scenografica del nuovo assetto propiziato dal rettore, e a cui affidare buona parte dell’operatività delle cure.

Mario Neri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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