Gioco
I candidati fanno quadrato «Rimandiamo le elezioni»
Appello di tre sfidanti per spostare a settembre l’appuntamento con le urne E nell’incontro a Medicina promettono: «Vi difenderemo dagli ospedalieri»
PISA. «Siamo sicuri che l’ateneo vorrà confermare la piena tenuta democratica delle procedure». Dodici parole, lapidarie. Una frase, quella finale di un testo di poche righe con una richiesta chiara all’ateneo che potrebbe cambiare tempi e corso alla campagna elettorale per l’elezione del nuovo rettore dell’Università di Pisa: rinviare il voto da maggio a settembre. Lo chiedono tre dei quattro candidati in corsa in un comunicato ufficiale spedito ieri al nostro giornale, proprio nel giorno del primo faccia a faccia pubblico fra gli sfidanti andato in scena nella facoltà di Medicina. Una richiesta che è anche un affondo contro il rettore Massimo Augello e quello che è considerato il suo erede nella competizione, Paolo Mancarella.
Nonchalance o autogol? Proprio il Tirreno, sabato scorso, aveva raccontato le proteste per la scelta del decano dell’università Giuseppe Volpe di fissare il primo turno al 24 maggio. Donato Aquaro, direttore di Ingegneria civile, non aveva esitato a definirla un «colpo di mano dell’amministrazione per favorire l’ex prorettore alla didattica Mancarella», visto che i tempi stretti non avrebbero dato modo agli altri di farsi conoscere. E sulla stessa lunghezza d’onda erano state le dichiarazioni del prof di Ingegneria dell’Informazione Giuseppe Iannaccone e di Mauro Tulli, a capo di Filologia, letteratura e lingue. Tutti e tre, però, spiazzati proprio dall’informatico. «È vero - ha ribattuto Mancarella - i tempi sono stretti, avvantaggeranno chi ha iniziato prima la campagna». Tradotto: gli altri. Insomma, aveva parato il colpo ed era andato al contrattacco.
Elezioni sì, ma per tutti. Solo che oggi quell’apparente nonchalance potrebbe essere un autogol: «Il voto che ci attende ha un rilievo fondamentale per il nostro ateneo - scrivono nel loro appello Tulli, Aquaro e Iannaccone - La crisi delle risorse, il nuovo assetto della normativa nazionale, la necessità di uscire da una prospettiva di pura gestione, il rapporto con il territorio e con le strutture politiche rendono indispensabile una riflessione adeguata, per favorire scelte consapevoli. Condividiamo dunque senza riserve il disagio espresso sabato sulle colonne di questo giornale dall’amico Paolo Mancarella per l’inconsueta brevità del calendario elettorale che il decano annuncia». Dunque i tre invitano il decano «a rinviare a settembre la convocazione del corpo accademico». Il senso è chiaro: se siamo tutti d’accordo, Volpe non può rifiutarsi.
L’attacco ad Augello. Ma il messaggio è diretto anche al rettore: «Riteniamo ad un tempo dannosa la sovrapposizione del calendario elettorale, inevitabilmente ricco di tensioni, con la manovra espansiva, per la quale il Magnifico Rettore non esclude ben 120 assunzioni o promozioni. Siamo in ogni caso certi che il nostro ateneo vorrà confermare la piena tenuta democratica delle sue procedure». Sebbene il rettore resterà formalmente in carica fino a novembre, reclutare così tanti docenti a un passo dalla scadenza è considerata una violazione della prassi del semestre bianco, un’invasione di campo per tirare la volata all’erede.
Il “delfino” accerchiato. È stato così anche ieri: Mancarella nell’angolo, a parare i colpi, i tre all’attacco. Lui che ammette di non avere un «programma che punta ad azzerare tutto, ma a migliorare l’ateneo», gli altri che lo accusano di aver fatto parte di una governance che ha portato l’Unipi «a un declino pauroso» (Tulli e Iannaccone), perché ha «vessato i vari poli scientifici con una politica accentratrice e distante dai bisogni dei ricercatori» (Aquaro). «Datemi una paratia di plexiglass, fra un po’ mi tireranno le uova», scherza Mancarella rivolgendosi ai direttori dell’area medica e al pubblico numeroso dell’aula Vitali, in via Roma.
Universitari vs ospedalieri. Se Iannaccone dice di puntare a riportare l’ateneo fra i primi 100 nei ranking internazionali, Mancarella risponde: «Miglioriamo e basta, le classifiche non servono». «Ridiamo autonomia ai dipartimenti, anche sui bilanci, soprattutto sulle risorse che incamerano da soli», dicono Aquaro e Tulli. È un leitmotiv della campagna. Ma i medici vogliono sentire altro. «Stop ai due padroni», chiede dalla platea Ubaldo Bonuccelli, intendendo Unipi e Azienda ospedaliera e universitaria. «Siamo universitari ma sembriamo gli ultimi moicani a difendere un fortino», dice Stefano Taddei. E su questo i candidati non fanno passi falsi: «È stata un’umiliazione chiedervi di timbrare il cartellino e scorporare l’orario fra didattica e assistenza in ospedale. Vi difenderemo per garantirvi autonomia», dicono Tulli e Aquaro. Troppo potere agli ospedalieri nella didattica? «È vero, forse hanno sconfinato, ma la limiteremo al 30%, come stabilisce la legge», dice Mancarella anche se per due volte viene tradito da un lapsus e parla di «difesa della figura dell’ospedaliero».
La Scuola-sindacato. La vogliono tutti e tutti i candidati la promettono. Una Scuola di Medicina che ridia autonomia ai camici bianchi universitari di decidere reclutamenti, nomine, che alleggerisca dalla didattica i primari impegnati in sala operatoria e dall’assistenza di base i ricercatori. E soprattutto che dia più potere agli universitari per arginare lo «strapotere» dell’Aoup e affermare che i «medici universitari» meritano maggiore attenzione. «Non è giusto ridurre tutto al calcolo matematico dell’orario impiegato in corsia e quello per l’insegnamento». Anche se cala il gelo in via Roma quando una studentessa si attenta: «Scusate, va bene. I prof universitari sono fondamentali per il nostro percorso di studi, ma noi abbiamo bisogno dei tirocini in ospedale per imparare la pratica. E lì sono gli ospedalieri che di solito ci insegnano...».
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