Caso Ragusa, mitomani di nuovo sulla scena
Lettera segnala il corpo in un boschetto. L’autore è stato denunciato più volte dai carabinieri
PISA. Non se ne sono mai andati. Mitomani e veggenti. Aspiranti custodi di segreti indicibili e protagonisti di sparate che, purtroppo, sul web continuano a circolare. Due su tutte: il corpo bruciato nell’inceneritore di Ospedaletto o nel forno crematorio del cimitero in via Pietrasantina.
Il caso Ragusa ha attirato una compagnia di giro di personaggi in cerca di sensazionalismo che, dietro lo scudo dell’anonimato, le sparano grosse così tanto per vedere l’effetto che fa. L’ultima è di ieri, rilanciata dal sito del Corriere della Sera. «Andate a vedere lì, nel boschetto. Troverete i resti di quella poveretta...». La poveretta in questione sarebbe Roberta Ragusa, sparita nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 dalla sua casa di Gello. Il boschetto si trova «sul retro del deposito mezzi e materiali, alla fine del marciapiede della stazione di San Giuliano Terme». Indicazioni precise a cui manca un dettaglio. Provengono da un mitomane, più volte denunciato dai carabinieri per le sue uscite di senno.
La lettera inviata al Corsera non avrà un seguito, fanno sapere dal comando dei carabinieri. Conoscono l’autore e la sua attendibilità è stata azzerata da numerose segnalazioni fantasiose prive di ogni riscontro. È stato anche denunciato per la sua attività di grafomane dai contenuti suggestivi, ma con una mira sghemba.
Al boschetto indicato si arriva a piedi dalla banchina della stazione ferroviaria di San Giuliano Terme. Il segnalatore allega anche delle foto con tanto di terreno smosso. «Le foto inviate si riferiscono ad un luogo segnalatomi da una persona a conoscenza di informazioni riguardo la scomparsa di Roberta Ragusa» riporta il Corriere della Sera. E chi sarebbe? Una donna conosciuta in paese e appartenente alle forze dell'ordine, afferma l’autore della presunta rivelazione, che sarebbe stata testimone di "movimenti sospetti" nella piccola radura dentro il boschetto e che, prosegue la missiva, «indica questo luogo come possibile sito dove sarebbe occultato il corpo di Roberta Ragusa». L’ultima panzana in attesa di conoscere le motivazioni della Cassazione che il 17 marzo ha riportato Antonio Logli davanti a un gup per discutere la richiesta di rinvio a giudizio per l’omicidio volontario e la distruzione del cadavere della moglie.(p.b.)
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