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Pisa

Trivelle, il quorum non c’è ma Pisa è la meno renziana

di Mario Neri
Trivelle, il quorum non c’è ma Pisa è la meno renziana

È la città toscana che ha registrato l’affluenza più alta: ha votato il 35,93% Fontanelli: «Sbagliato l’appello astensionista». Carrozza: «Ha diviso il partito»

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PISA. Se non è stata la mozione di sfiducia al governo in cui speravano Salvini e Grillo, e forse anche un po’ la sinistra del partito, il referendum sulle trivelle potrebbe essere una bussola per le prossime elezioni amministrative e in generale per la direzione politica del Pd sul territorio. Perché quella bussola a Pisa e provincia sta dando chiari segnali di dirottamento. A guardare i numeri, la lancetta della politica locale qui è uscita leggermente dalla rotta renziana.

Almeno, più di quanto non succeda in altre città. Mentre la Toscana era al 32,49, sopra il 32,18 della media nazionale, in città l’asticella del quorum è arrivata a quota 35,93%, mentre in provincia al 32,25, a Cascina e a Vecchiano, dove si voterà, al 32,82% e al 33,45%. Ancora meno renziana Pisa della grillina Livorno, dove l’affluenza alle urne ha raggiunto il 35,77%. Certo, l’allarme per il Giglio Magico è appena un campanello e soprattutto a Firenze, nella terra del premier, dove i disobbedienti del no all’astensione propugnata da Renzi sono al 34,69%, ma i sussulti della partecipazione sotto la Torre sembrano dare alcuni segnali ai dem, soprattutto agli ortodossi. Aver politicizzato il quorum forse non è stato utile. Ne è convinto Paolo Fontanelli. Il deputato della Sinistra Dem non aveva fatto mistero di voler votare per il Sì. «Nessuno poteva pensare che si raggiungesse il quorum, pochissime persone erano davvero informate nel merito, non è stata promossa una campagna di informazione vera, soprattutto in tv - dice - Ma se Renzi e Pd avessero detto noi siamo per il “No”, sarebbe andata a votare molta meno gente». Insomma, l’appello astensionista avrebbe prodotto addirittura un piccolo effetto contrario. «È stato trasformato in un referendum sul governo - dice la deputata ed ex ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza - e ha fatto emergere divisioni non belle nel partito. Avrei voluto dibattere sul merito, ma è stato impossibile. Per questo, dopo averci riflettuto, ho deciso di esercitare il voto e anche il diritto al segreto. Vado a votare perché ci sono sempre andata, lo ritengo un dovere e un’occasione di partecipazione fondamentale». E sulla partecipazione la vede così anche l’onorevole Maria Grazia Gatti: «Ho sempre ritenuto che se non fossi andata a votare, qualcun altro avrebbe votato al mio posto». Ma Fontanelli è convinto: «Le urne potevano essere evitate - conclude - sarebbe bastato non autorizzare le trivellazioni fino all’esaurimento dei giacimenti, ma farle arrivare alla scadenza delle concessioni e poi caso per caso verificare se c’erano condizioni di sicurezza per continuare». Ma sul merito, in realtà, ha vinto il governo.

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