Sicurezza
«I permessi? Parlerò poi, ora non posso»
Una delle due denunciate dai carabinieri per l’ospizio abusivo si difende: «L’avvocato mi ha detto di non dire niente»
PISA. «Non faccio dichiarazioni. Non mi interessa. Avete già scritto abbastanza».
Sulla soglia della villetta, trasformata in ospizio ritenuto abusivo, che i carabinieri del nucleo operativo e del Nas di Livorno hanno chiuso venerdì mattina, la “titolare” accoglie il cronista che dal cancello fornisce generalità e motivo della visita.
La donna, originaria di Chieti, 63 anni, da tempo residente in provincia, dove ha svolto anche il ruolo presidente di un circolo Arci in una frazione di Calci, è stata denunciata con la figlia 25enne per esercizio abusivo della professione sanitaria e abbandono di persone incapaci. In parallelo al penale c’è anche una sanzione amministrativa di 10mila euro per una serie di infrazioni sulle leggi regionali in tema di somministrazione di alimenti.
Una piccola aia in pietra separa il cancello dalla porta di quella che fino a venerdì mattina era una struttura in cui vivevano nove anziane, dagli 80 ai 95 anni.
In sei sono tornate a casa dai familiari, due in residenze sanitarie autorizzate e una in ospedale per una disidratazione accertata dal medico presente al momento del blitz dei militari avvenuto alle 8 di mattina e andato avanti fino al pomeriggio.
Signora, come spiega la chiusura della sua attività?
«Non faccio dichiarazioni. Avete già scritto tanto e non è quello che risulta a me».
Sì, ma vogliamo sentire anche la sua versione.
«Ora non dico niente. Se ne riparlerà dopo».
Ha nominato un avvocato?
«Certo, mi sono affidata a un legale».
Da quello che è emerso nel corso delle indagini la sua attività non aveva alcuna autorizzazione.
«Va bene così, guardi, non insista».
Aveva o no i permessi per aprire una struttura per anziani?
«L’avvocato mi ha detto di non dire niente».
Neanche rispondere alle accuse di essere un’abusiva?
«No, non mi interessa. Buongiorno».
Il congedo al cronista anticipa di un secondo la chiusura della porta.
I carabinieri hanno trovato sei anziane in una stanza di venti metri quadrati, due in un soggiorno con un divisorio in cartongesso e una, da sola, in una stanza. Nessun maltrattamento contestato alle due denunciate, ma l’assenza di autorizzazioni a gestire un centro dove gli spazi per le ospiti dire che erano scarsi sarebbe riduttivo.
L’attività dell’Arma va avanti e non solo per la parte fiscale (per l’accusa le rette incassate viaggiavano in media sui 1.500 euro al mese al nero). Saranno sentiti i parenti delle anziane (tra Pisa, Calci, San Giuliano Terme, Cascina, Vicopisano), la cui condizione è stata scoperta anche grazie ai numerosi interventi delle ambulanze inviate dal 118 nella villetta sulla via Emilia.
«Siamo soddisfatti perché si tratta di un intervento preventivo a tutela di una fascia debole come quella degli anziani – spiega il comandante della Compagnia dei carabinieri, capitano Cristina Spina –. Arrivare prima, in certe situazioni, significa evitare epiloghi drammatici».
Gli inquirenti hanno iniziato a scavare anche nel passato delle due denunciate. Ed è venuto fuori che dai primi mesi del 2010 alla primavera del 2015 in via Piantalbis tra Cascina e Riglione, la 63enne aveva gestito un Bed and Breakfast poi diventato un mini ospizio. All’epoca le segnalazioni informali dei vicini alle forze dell’ordine non portarono a provvedimenti di chiusura.
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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