Il Tirreno

Pisa

IL GIALLO

Giancarlo e l'ultima visita del neurologo che non dava speranze

Piero Barghigiani e Mario Neri
La polizia al Cep dopo la scoperta del cavadere di un uomo e il tentato suicidio della moglie
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La polizia al Cep dopo la scoperta del cavadere di un uomo e il tentato suicidio della moglie

tragedia del Cep: l'aggravarsi della malattia come movente. Sentita la moglie scampata al suicidio: risponde ma è confusa

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PISA. L'aggravarsi della malattia in modo irreversibile a fare da detonatore. Quel consulto medico negativo, avvenuto giovedì sera, potrebbe aver acceso un innesco poi deflagrato venerdì mattina 15 aprile nell'appartamento dei coniugi Tolomei: lui morto, lei ferita alla gola in un tentativo di suicidio cercato con la forza della disperazione e annullato dall'allarme di una vicina. È il contesto in cui si muovono gli inquirenti, squadra mobile guidata dalla dottoressa Rita Sverdigliozzi con il coordinamento del sostituto procuratore, Antonio Giaconi, per mettere in fila la sequenza di quella che, qualunque sia l'origine, resta una tragedia. Un impasto di dolore e malattia trasferito dal privato familiare agli articoli del codice penale. Non è un dettaglio nell'economia delle indagini sapere come è morto Giancarlo Tolomei, 77 anni da compiere ad agosto, non più autosufficiente, colpito dal Parkinson in una forma aggressiva e progressiva, ritrovato senza vita nel suo letto nell'appartamento al quarto piano al 26 di via Raffaello Sanzio al Cep. Accanto la moglie, Maria Gabriella Mennucci, 73 anni, ferite alla gola superficiali ma capaci di far uscire sangue al punto da imbrattare il letto e formare una serie di tracce sul pavimento a indicarne gli spostamenti. E proprio quelle gocce sul terrazzo sono state la salvezza, in quel momento non voluta, per la donna. Una vicina ha notato le macchie e ha chiamato i soccorsi. Maria Gabriella, dopo essersi ferita alla gola, può aver tentato di gettarsi dal terrazzo, ma non ne ha voluto la forza o il coraggio. Quindi è tornata a letto, sdraiandosi accanto al marito, ormai morto.

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Sì, ma come? Ieri mattina la donna è stata sentita dagli investigatori della polizia. È uscita dalla rianimazione ed è stata sistemata in reparto. Al capezzale i tre figli. Ha risposto alle domande degli inquirenti, ma è apparsa confusa nella ricostruzione dei fatti. Una delle certezze è che la scatola degli antidepressivi trovata in cucina era vuota. E allora le ipotesi, si procede per istigazione al suicidio, da stendere sul tavolo dell'inchiesta sono tre: morte naturale e conseguente tentativo di suicidio della moglie; richiesta di farla finita fatta da Tolomei alla moglie in un barlume di lucidità dopo l'esito infausto della visita del neurologo; libera scelta della moglie, schiacciata dal peso di una condizione familiare ritenuta non più sostenibile. Giancarlo era peggiorato sempre di più e la donna aveva confidato ai tre figli che non riusciva a gestire una situazione nella quale non intravedeva una via di uscita. L'esito della visita del neurologo può aver azzerato ogni residua speranza. Entrambi storditi dagli antidepressivi e lei che con un cuscino soffoca il marito ormai incosciente sul letto matrimoniale. Uno scenario plausibile nella successione delle azioni, ma che avrà bisogno del supporto scientifico dell'autopsia confermata per mercoledì mattina. Il professor Marco Di Paolo eseguirà gli esami tossicologici e istologici per capire cosa avesse nel sangue la vittima e se il decesso sia stato causato da soffocamento. Prima di mercoledì Maria Gabriella potrebbe essere risentita. Dall'esito dell'autopsia dipende anche la modifica dell'ipotesi di reato.

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