Il Tirreno

Pisa

«Parte offesa non credibile nelle accuse a Buscemi»

di Pietro Barghigiani

Depositate le motivazioni della sentenza di assoluzione dell’attore per stalking «Mai interrotta la relazione. Chiedeva lavoro e aiuto economico all’imputato»

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PISA. «Assenza di un turbamento psichico e morale stante la continua ripresa positiva della storia da parte della persona offesa». E ancora «la persona offesa non ha mai posto fine alla relazione sentimentale, riproponendosi, invece, all’imputato in qualità di valletta (per una tv locale, ndr) amante, donna bisognosa di aiuto economico, anche per la ristrutturazione della casa».

In otto pagine il giudice Paola Giovannelli spiega perché Andrea Buscemi non poteva essere condannato per stalking ai danni della sua ex compagna. L’8 gennaio scorso il 52enne attore e regista è stato assolto, tra le urla di sdegno delle sostenitrici della “Casa della donna”, dall’accusa di aver compiuto atti persecutori contro Patrizia Pagliarone, 45 anni, manager nel settore dei convegni. Mercoledì sono state depositate le motivazioni. L’atto necessario a Procura (il pm Aldo Mantovani aveva chiesto la condanna a un anno) e parte civile per appellare la sentenza. Le lancette della prescrizione scorrono inesorabili e un processo di secondo grado a livello penale è ormai decotto. Altra partita può essere giocata sul fronte civilistico.

Il nucleo centrale delle motivazioni è che la parte offesa, secondo il giudice, non ha dimostrato con la puntualità necessaria in che modo poteva dirsi vittima di stalking.

L’avvocato Rubina Colombini, difensore dell’attore Buscemi con Carlo Porcaro D’Ambrosio (il legale ha sostituito nelle ultime due udienze Carlo Di Bugno), spiega: «Le motivazioni mettono in luce una vicenda paradossale. Vanno a chiarire la posizione di Buscemi evitando così che si consumasse uno scempio. L’elemento che ha creato maggiore perplessità è la credibilità della persona offesa insieme a quella delle accuse all’imputato».

Il processo ha messo in piazza il privato di una coppia, radiografata dal gennaio 2007 alla fine 2009. Quasi tre anni di un rapporto attraversato da incrinature e momenti felici. Opposte le aspettative processuali di quei litigi sfociati in una querela (presentata nel 2009, inizio processo 2013) con un giudizio di assoluzione.

Scrive il giudice che «i fatti denunciati sono completamente contrastanti con il comportamento tenuto dalla persona offesa. Risulta insostenibile che ella abbia subito episodi di stalking». Ci sono tre passaggi che danno sostanza alla sentenza. Quando Pagliarone è stata sentita dal pubblico ministero le sue risposte sono state precise, contestualizzate e radicate in una memoria cristallina.

Quando è stata la volta degli avvocati di Buscemi a condurre il controesame, le risposte sono state costellate da non so e non ricordo. «Si sottraeva al controesame prima con un certificato medico e poi grazie alla rinuncia della difesa» riporta la motivazione.

Secondo aspetto, le risultanze istruttorie. «I testi hanno confermato la natura burrascosa tra alti e bassi del rapporto, come in tante storie» spiega l’avvocato Colombini.

C’è, infine, il capitolo degli sms. Migliaia di messaggi scambiati che sono il barometro di uno stato di salute della coppia.

Siamo nel 2009, dopo le denunce alla Casa della donna da parte della Pagliarone contro Buscemi. La relazione è ormai agli sgoccioli. E dagli sms «emerge che vi erano stati dei rapporti intimi» scrive il giudice.

Conclude l’avvocato Colombini: «Sono bastati gli sms della parte offesa per far emergere la verità. Se avessero ammesso anche quelli di Buscemi sarebbe stato tutto più chiaro da subito». Eventuale nuovo round in Corte d’Appello.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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