Il Tirreno

Pisa

Peculato, condannata un’albergatrice

di Pietro Barghigiani
Peculato, condannata un’albergatrice

Pena di 2 anni alla titolare del Relais dell’Orologio per non aver versato al Comune 30.000 euro di tassa di soggiorno

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PISA. I clienti versavano la tassa di soggiorno. Qualche euro in più rispetto al conto ordinario che finiva nelle casse dell’hotel. Solo che l’albergatrice non girava quei soldi “extra” al Comune.

Una dimenticanza quantificata intorno ai 30.000 euro il cui mancato versamento è costato all’imprenditrice una condanna a 2 anni per peculato. Pena sospesa e non menzione sul casellario giudiziale.

È una sentenza nuova quella pronunciata ieri mattina dal giudice dell’udienza preliminare, Giuseppe Laghezza accogliendo in toto le richieste del pm, Giovanni Porpora.

A fare suo malgrado da “apripista” giurisprudenziale è stata l’albergatrice Maria Luisa Bignardi, titolare, in qualità di legale rappresentante, dell'hotel Relais dell'Orologio e del B & B Relais dei fiori. Un nome storico dell’accoglienza pisana a cui si deve un cinque stelle di grande pregio capace di attirare clientela selezionata e internazionale. Fanno capo a Bignardi le due attività ricettive alle quali la Guardia di finanza contestò a suo tempo la sottrazione della tassa di soggiorno. In tutto 30.000 euro circa trattenuti dalla proprietà e mai trasmessi a Palazzo Gambacorti «omettendo di versarli alla società Entrate Pisa Spa, come prescritto dall'articolo 3, comma 2, regolamento Comune di Pisa sull'imposta di soggiorno». L’imprenditrice, difesa dall’avvocato Giovanni Capria, ha scelto il rito abbreviato dopo la richiesta di rinvio a giudizio della Procura che aveva ricevuto l’informativa dei finanzieri. Un rito che le ha permesso di ottenere lo sconto di un terzo della pena e la possibilità di fare appello. Nel dispositivo della sentenza il giudice ha rimandato alla sede civile la quantificazione della somma da rifondere al Comune, che, da come offesa, si è costituito parte civile con l’avvocato Gloria Lazzeri «al fine di ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali ed extra-patrimoniali conseguenti al reato contestato all'imputata» come precisato nella determina del marzo 2015 al momento di entrare nel processo come ente danneggiato. L’impostazione della Procura di considerare l’albergatore un incaricato di pubblico servizio in caso di gestione della tassa di soggiorno è stata accettata dal gup e rappresenta un precedente che rischia di seminare il panico nel mondo degli hotel. Non è mai stato negato il mancato versamento da parte dell’imprenditrice, spostando la responsabilità anche sulle consulenze di professionisti di fiducia, ma quello che il giudice non ha accolto e che l’avvocato Capria ha argomentato con forza è stata la derubricazione del reato. Per la difesa non poteva essere peculato, ma al massimo appropriazione indebita e in quel caso il conto con la giustizia sarebbe stato meno severo. In questo caso la natura dell’autore del reato è fondamentale. La sentenza apre uno scenario che farà preoccupare gli albergatori che, d’ora in avanti, dovendo maneggiare soldi diretti ai Comuni potranno essere qualificati come incaricati di pubblico servizio. Con il rischio di una denuncia per peculato se quei soldi dovessero restare nelle tasche degli imprenditori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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