Attenzione
Gemellini morti, inchiesta chiusa: due indagati
Omicidio colposo plurimo per il titolare della ditta di autotrasporti e per l’autista del Tir
PISA. Uno è accusato di aver messo in strada un mezzo in non perfette condizioni di manutenzione. L'altro di essersi seduto al volante di quel bisonte della strada senza aver accertato il difetto a una gomma trasformata in un innesco micidiale concluso in tragedia.
È chiusa l'inchiesta sulla morte dei due gemellini avvenuta nel pomeriggio del 13 luglio scorso per lo schiacciamento contro il guard-rail dell'auto su cui viaggiavano da parte di un autoarticolato fuori controllo sull'A12 tra Pisa Nord e Viareggio.
Uno strazio anche per i soccorritori, dai poliziotti ai vigili del fuoco e al personale del 118. Un evento che commosse la nazione. I due piccini, Andrea e Luca di 7 mesi, erano in auto con i genitori, Cristian Brambilla, 35 anni, di Inzago (Milano) ed Elisa Chericò, 33, originaria di Cecina. Stavano rientrando da una breve vacanze dai parenti di Elisa. Il sostituto procuratore Aldo Mantovani ha firmato l'avviso di chiusura delle indagini contestando all'autista del Tir, romeno, 60 anni, di Fano, e al legale rappresentante, 52enne, della "Eugenio Ferrari", sede a Piacenza, stabilimento operativo a Lodi, il reato di omicidio colposo plurimo. Gli indagati hanno venti giorni di tempo per chiedere di essersi sentiti o produrre memorie. Dopo di che la Procura potrà chiedere il rinvio a giudizio.
Le perizie delle parti, dalla Procura agli indagati, convergono sulla causa dello sbandamento del Tir: lo scoppio della ruota anteriore sinistra del veicolo proprio mentre la Nissan Qashqai di Brambilla era in fase di sorpasso. Una fatalità capace di far sciogliere nelle lacrime tutta l'Italia. Il padre dei due bimbi, Cristian, sulla pagina Facebook del Tirreno "assolse" l'autista da eventuali errori umani scrivendo: «Il camionista non c'entra nulla. Gli è scoppiata la gomma anteriore sinistra e inevitabilmente ci ha schiacciati sul guard-rail».
Gli inquirenti dovevano capire se quell'incidente poteva essere evitato. Da una prima ricognizione svolta dagli investigatori apparve evidente il trancio nel pneumatico del mezzo pesante di proprietà della società "Eugenio Ferrari", un'azienda specializzata da mezzo secolo nel trasporto di sostanze chimiche liquide. Quel tragico lunedì pomeriggio l'autocisterna che schiacciò tra Migliarino e Viareggio la Nissan Qashqai contro il guard-rail conteneva soda caustica che, comunque, rimase nella cisterna. L'evidenza dello scoppio della gomma è sempre stato un punto fermo nella geografia delle indagini. Dopo circa 8 mesi di indagini la Procura è convinta che, ciascuno per il proprio ruolo, il legale rappresentante della ditta, a conduzione familiare, e l'autista del Tir siano responsabili di aver consentito la circolazione di un veicolo che, secondo l'accusa, per le rispettive negligenze e imperizie è diventato il killer di due creature che si erano affacciate alla vita da una manciata di mesi.(p.b.)
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