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il reportage

Vicoli bui e insicuri, così Mezzogiorno annega nel degrado

di Mario Neri
Via della Qualquonia, un ragazzo scende dal motorino e vomita sul portone della chiesa (foto: Comitato di Mezzogiorno)
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Via della Qualquonia, un ragazzo scende dal motorino e vomita sul portone della chiesa (foto: Comitato di Mezzogiorno)

Il Comitato ha inviato al Comune la mappa dei luoghi privi di luci e telecamere. «Ma per ora è lettera morta»

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PISA. Un’inchiodata, un gridolino, un tonfo e un urlo gutturale e profondo, come una specie di sordo muggito. Solo suoni, spesso frastuono di porte e bandoni presi a calci, usati come tamburi. Dalla casa di Alberto si può solo ascoltare. Il retropalco della movida si è messo in moto ma non si vede. Cresce nel buio. Il lampione, laggiù, è solo un puntino vaporoso e giallognolo. È l’unico al servizio del vicolo. La primavera è sempre così, il giovedì sera poi non se ne parli. «Andatevene disgraziati, che schifo!», urla un uomo dalla finestra. «Cosa vuoi, pezzo di merda, fatti i cazzi tuoi».

Rispondono tutti sempre allo stesso modo: studenti, spacciatori, disperati, con la voce impastata da una sbornia o rotta dalla dopamina. C’è un ragazzo in via della Qualquonia che ha appena rigettato tutto quello che aveva in corpo sulla facciata della chiesa. È sceso dal motorino, si è piegato sul marciapiede, si è sentito il rumore del fiotto, un colpo di tosse e poi è ripartito a tutto gas. Guidava lui. Dietro, ciondolava una sagoma, probabilmente di una ragazza. Si sono intravisti solo una maglietta verde e il riflesso dei caschi. Un paio di chilometri più in là ne è arrivato un altro a piedi. Si è accovacciato appoggiando la schiena al muro per non cadere, si è sbottonato i pantaloni e si è liberato imbrattando un portone, rialzandosi poco dopo e riprendendo a camminare verso ovest, come se avesse appena consegnato un pacco. «È la sera del botèllon con gli studenti dell'Erasmus, si portano la benzina da casa o comprandola nei minimarket. Superalcolici, vino, birre... Ecco i risultati», dice Luca. Vicolo dell'Oro, ore 2, benvenuti nella faccia nascosta della luna a Pisa. Anzi, una delle tante. Mentre Corso Italia si mostra nel suo splendore di vetrine sempre accese, ai lati di questa dorsale ribolle la parte oscura della città, una rete dove si muovono le ombre, si allungano al muro e vomitano, pisciano, magari sporcando la facciata o il fianco di una chiesa o di un palazzo storico, oppure spacciano, si bucano sotto le finestre e gli occhi dei residenti, si prendono a botte, a coltellate, berciano, si accampano per terra, infiammano di urla e fracasso i sonni di chi abita su questa riva pisana.

Non finisce mai la notte a Mezzogiorno. Proprio dove la sorveglianza anti-movida dovrebbe essere allo zenit, le autorità lasciano che dominino l'opacità dei contorni, i profili sfumati nelle penombre, un vuoto di luci e occhi elettronici. Se ne parla tanto di un sistema integrato di videosorveglianza che illumini un fenomeno che ormai per i cittadini è diventato intollerabile. Eppure vicoli, strade, piazze di questo quadrante, che dai lungarni arriva fino a piazza Vittorio, fra i quartieri Sant'Antonio e San Martino, sono inghiottiti dal buio. E nel buio fagocitati dai derivati dello sballo e della microcriminalità.

Il comitato da tempo ha spedito al Comune una mappa degli angoli “ciechi”, privi di illuminazione o di telecamere. Sono i buchi neri di Mezzogiorno. «Delle 65 telecamere attive nel centro storico – dice Anthony Mancini, portavoce del comitato – la gran parte si concentra nel quartiere Santa Maria, con un picco di densità intorno a piazza delle Vettovaglie, dunque a Tramontana. Soltanto 11 sono installate al di qua del fiume, di cui 9 sull’asse di Corso Italia». Gli appelli sono rimasti lettera morta. Così, la geografia dei buchi neri mostra anche uno squilibrio che sta diventando strategico per i pusher. L’hanno disegnata grazie alle foto e alle segnalazioni della gente, un campionario delle deviazioni della movida. «Voglio denunciare la situazione incancrenita di piazza Gambacorti, in particolare all’incrocio con via San Bernardo. È un via-vai continuo, ormai è una postazione fissa dello smercio di stupefacenti», ha scritto Laura. I magrebini sono i signori di questo spicchio. Qui comandano loro. «Da casa vedo passare i vigili in Corso Italia, ma possibile non si affaccino mai da questa parte? In questo vicolo è tutto uno scambiarsi di bustine bianche».

«Siamo incazzati, inutile negarlo – dice Claudio – via Kinzica è completamente al buio, la usano come un bagno a cielo aperto». Blackout anche in via della Foglia, via Franceschi, via Albiani, via Gori, via del Carmine. Nel quartiere di Sant'Antonio sono costantemente al buio via del Cappello, via delle Belle Donne, via delle Conce, vicolo dei Somari, piazza dei Grilletti, via dell'Occhio e lo slargo fra via Maddalena e via Ricciardi. Non c'è più riguardo neppure per il patrimonio storico. Le mura della chiesa di San Paolo in Ripa d'Arno e la cappella di Sant'Agata sono diventati orinatoi a cielo aperto. E spesso «anche luogo in cui è stata rinvenuta la refurtiva dei colpi messi a segno alle auto parcheggiate in zona», dice Ivan. «Basta, andatevene delinquenti», grida quasi ogni sera Mimmo dalla finestra alle ombre che fanno avanti e indietro in via la Nunziatina. Gli è capitato anche di essere «spettatore unico di un incontro sessuale fra cinque magrebini e due trans». Era l’alba, loro con le bottiglie di birra in mano, ubriachi, e i pantaloni calati. «Ho gridato come un forsennato», ha scritto nella sua segnalazione.

Spaccio e consumo di droga sono anche la caratteristica principale del parco Cosimo e Damiano. «Noi residenti veniamo minacciati anche solo a stare al fresco sui balconi», informa Laura. Qualche notte fa un magrebino è uscito da un locale in via Sancasciani urlando e impugnando un coltello. Era inseguito da uno che imbracciava una sedia. Le risse sono la regola, le voragini della sorveglianza di notte rendono questa zona una terra di nessuno. Roberto gli ha urlato basta, «Ti ammazzo», gli hanno risposto. E ora la sera se ne sta sempre un po' discosto dal vetro, ché qualcuno di quei tipi laggiù con la “roba” in bella vista sui cofani l'avesse mai a riconoscere. Ormai domina un senso di frustrazione e impotenza. «Vadano a farsi fottere. Con la polizia ci ho parlato, certo. Cioè parlo sempre con il centralino, ma mi sono stufato di conversare con un tuutuu e l'ho piantata lì. Non li chiamo più», dice Gianni. Abita in un palazzo di via Pascoli.

C’è perfino chi la sbronza la smaltisce in strada, dormendo sui cartoni o sull’asfalto. I residenti li hanno fotografati in via del Carmine e sotto i loggiati in via Turati. Col giorno, Mezzogiorno restituisce tutto ciò che ha trangugiato di notte: così da tutti i vicoletti di via San Martino affiorano i vuoti di bottiglia, i vetri, le cartacce, i bicchieri, le siringhe, le chiazze di sangue e vomito. Un materasso di melma putrida e nauseabonda ricopre il selciato dopo ore di grida, musica, risse, schiamazzi. Perfino piazza Gambacorti, di giorno invasa dalle gazzarre dei bambini, è diventata un suk per i piccoli trafficanti di hashish, marijuana, eroina e cocaina.

«Sempre più spesso i locali restano aperti fino alle 2 o alle 3 di notte. Possibile che abbiano l'autorizzazione? – si chiede Mancini – E tantissimi minorenni consumano la droga comprata nei vicoli sulle panchine in bella vista». A volte l’insicurezza è anche una conseguenza della sciatteria: l’unica telecamere che c'è, è coperta da una frasca. In vicolo Scaramucci è obbligatorio ogni mattina lo slalom fra le siringhe. Dove i lampioni ci sono, poi, capita anche che siano malfunzionanti e fastidiosi. «Sono vecchissimi, rumorosi e non fanno luce», ha scritto Luca, che abita in via Giordano Bruno, «l’atmosfera è inquietante, e naturalmente dilagano i furti e gli atti vandalici. A mia cognata hanno rubato l’auto sotto casa, mia suocera se l’è ritrovata col vetro sfondato». Altro sport molto in voga sulla sponda sud, il furto di biciclette. Ma non c'è nulla di romantico e pratoliniano. Via Titta Ruffo e via Garofani vengono costantemente saccheggiate.

Altra tappa fissa dei ladri a pedali è la zona della Pam, in via Pascoli. Gli autori sono sempre loro, gli spacciatori. «Usano un trucchetto facile facile – ci mostra un residente – Mettiti comodo, un quarto d'ora e capisci come funziona». Sono bici-corriere, le usano per trasportare la droga. La avvolgono nei sacchettini di cellofan e la incastrano sotto la sella. «Vedi, quel ragazzo appena arrivato, l’ha buttata in mezzo alle altre, senza neppure legarla. Sai perché? Consegna il pacco e se ne va». Un minuto e raggiunge la bici un giovane spuntato da Corso Italia. È il destinatario del “messaggio”. «Guarda, si è chinato a controllare sotto la sella».

«Nessuno ci ha mai ascoltati – dice Mancini – Mesi fa abbiamo presentato la mappa dei “buchi neri” alla circoscrizione 4, dato che potrà usufruire di circa 500mila euro da destinare ai quartieri. Il presidente Giacomo Mazzantini ci ha detto che il Cpt nega le risorse poiché le nostre richieste sono state considerate “irrilevanti”».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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