Il Tirreno

Pisa

Manfredi contro tutti «Messo da parte per vendetta politica»

di Francesco Loi
Manfredi contro tutti «Messo da parte per vendetta politica»

Attacco ai vertici del Pd dopo la mancata conferma «Non sono un renziano, forti pressioni sulla Regione»

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PISA. «Una vendetta politica. Colpire uno per educarne centro». Fabrizio Manfredi è al passo d’addio. Il presidente della Regione, Enrico Rossi, ha deciso che non farà il secondo mandato alla guida del Parco di San Rossore, Migliarino, Massaciuccoli. Gli subentrerà l’architetto Gianni Maffei Cardellini. Dentro la sede dell’Ente Parco, a Cascine Vecchie, Manfredi parla con il suo solito tono pacato. Ma spara bordate contro la corrente renziana del Pd che, a suo dire, lo ha fatto fuori. Colpevole di non aver appoggiato la linea della maggioranza, dentro il partito, in occasione della scelta delle candidature a sindaco di Viareggio un anno fa.

Manfredi, la decisione è presa: deve lasciare l’Ente Parco...

«E’ stata portata a conclusione un’operazione politico-partitica. Un secondo mandato non è mai stato negato a nessuno. Invece nel mio caso hanno deciso le pesanti pressioni dell’establishment renziano nei confronti della Regione».

Come lo spiega?

«Non sono renziano, faccio parte della sinistra Pd. Sono ritenuto colpevole di aver criticato nel merito le scelte dell’establishment nelle vicende viareggine di un anno fa. In particolare per aver considerato un’imposizione sbagliata la candidatura di Poletti senza primarie. L’esito del voto peraltro mi ha dato ragione».

Arrivi al punto...

«Se la sono legata al dito. E appena possibile me l’hanno fatta pagare. I viareggini del Pd, in filo diretto con i vertici regionali Parrini e Mazzeo, mi hanno ritenuto colluso con il nemico. Da qui una forma di castigo e vendetta politica».

Saranno state fatte considerazioni anche sulla sua gestione del Parco in questi anni...

«Secondo me, certe decisioni niente hanno a che vedere con il Parco e con il merito della questione. Conta di più l’appartenenza alle correnti rispetto a competenza e passione nel svolgere il proprio lavoro. Per tre anni, d’altronde, ho fatto il presidente a spese mie».

Ora però prendeva un’indennità...

«Sì, minima. Per tre anni però era stata tolta. Rossi aveva pensato di risparmiare in questo modo. Mi viene da ridere».

Si aspettava questa esclusione?

«Qualche voce più di recente mi era arrivata. Prima però sapevo che il giudizio sul mio lavoro era positivo. Dalla presidenza della Regione, che in questa vicenda ha svolto un ruolo imbarazzante, non mi è arrivata alcuna telefonata. Ma, a parte la mia persona, quel che mi spiace davvero è che questa partita venga giocata sulla pelle del Parco».

Si spieghi meglio...

«Si muovono personaggi che non sanno nemmeno di cosa si parla e alcuni che fanno finta di saperlo. Il consigliere regionale Mazzeo, che sembra essersi accreditato questa operazione, ribalta la realtà. Leggo che secondo Mazzeo sarei stato un freno allo sviluppo. Il mio successore, niente contro Maffei Cardellini, ha lavorato al piano del Parco che pone i vincoli. Questo è il ribaltamento della realtà. Minimo una forzatura».

Come vede il futuro del Parco?

«Minacciose nubi si addensano. Il contesto è quello di tagli ai finanziamenti per i Parchi e di politiche che potrebbero portare allo sbaraglio le aree protette. I tecnocratici regionali, dopo la questione dei bilanci che hanno richiesto il commissario ad acta, sarebbero ben lieti di fare carta straccia del nostro Parco. Servirebbe una politica forte per fare argine. Ma il presidente Rossi mi sembra preso da altre cose. E l’assessore Fratoni è un po’ una sfinge: mai incontrata e non ha mai risposto alle mie lettere in un anno».

Cosa suggerisce al suo successore?

«Confido che insieme all’assemblea della comunità del Parco, che pure in questa vicenda ha fatto da passacarte, mentre avrebbe dovuto mostrare più protagonismo, abbiano personalità e determinazione per difendere il Parco e valorizzare le sue potenzialità di sviluppo. Quelle giuste, non quelle improvvisate».

Qual è la situazione dei bilanci?

«Il lavoro di ricostruzione e risanamento di natura finanziaria che abbiamo compiuto in questi anni si è concluso proprio in questi giorni con la proposta di bilancio preventivo 2016 in regolare pareggio. Ma i trasferimenti dalla Regione non arrivano: 1,5 milioni nel 2012 e 350.000 euro complessivi negli anni seguenti».

Avrebbe svolto volentieri il secondo mandato?

«Mi sarebbe piaciuto per dispiegare iniziative all’esterno, oltre a proseguire le operazioni di risanamento».

Incontrerà Maffei Cardellini?

«Mi ha telefonato. Faremo un passaggio di consegne ufficiale. Anche per dare un segnale di civiltà amministrativa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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