Sicurezza
Piazze, ruspe e campi rom Salvini in città per Ceccardi
Il leader sarà a Pisa e a Cascina a fine mese per sostenere la candidata della Lega «Non ho ancora una data, ma vengo». Già mobilitata la questura per la sicurezza
PISA. Non ha ancora deciso la data, ma non ha avuto dubbi sulla scelta della piazza. È questo il fronte toscano più caldo per ricominciare a sfoderare felpe e ruspe, a impugnare l’iPad e a rastrellare consensi nella regione che considera ormai un territorio di conquista dell’orgoglio padano. Matteo Salvini a fine mese sarà a Pisa, vorrebbe cominciare da qui la sua campagna per le amministrative. «Ancora non ho una data precisa!», scrive al Tirreno. E a confermarlo ci sono anche fonti della questura, già in allerta per le prevedibili contromanifestazioni degli antagonisti.
Pisa e Cascina, probabilmente il leader della Lega si giocherà una doppia tappa. Era arrivato un mese fa proprio per lanciare la candidatura di Susanna Ceccardi, la pasionaria leghista della Valdera, e torna per sostenerla a un mese e poco più dal voto, previsto il 5 giugno. In questa tornata, Cascina per Salvini è forse la vera roccaforte da espugnare, ma senza una tappa in città il suo tour difficilmente otterrebbe lo stesso effetto comunicativo. Per quanto il Pd si sia diviso e sfaldato, batterlo qui sembra ancora una missione impossibile. Ma la candidatura di Alessio Antonelli, sebbene sia riuscita ad incarnare uno degli antidoti al determinismo renziano, è pur sempre il simbolo di sistema di potere monocolore che governa la Toscana da anni. Se Ceccardi riuscisse a incrinarlo, sarebbe anche Enrico Rossi a dover registrare la prima crepa in uno dei suoi feudi politici. E il governatore è uno degli avversari che Salvini ama punzecchiare di più. L’ultimo faccia a faccia è andato in scena a Fucecchio. Per questo Pisa e Cascina e non Sesto Fiorentino. Nel comune che i renziani avevano “desovietizzato” ma terremotato da una guerra intestina con la minoranza, che l’anno scorso costò la sfiducia alla sindaca rottamatrice Sara Biagiotti, proprio pochi giorni fa è tornata ad essere Sestograd, un nuovo fortino dei dem. Le primarie hanno incoronato Lorenzo Zambini, un giovane ex bersaniano che ha saputo ricompattare tutte le anime del partito. Fare campagna lì per Salvini potrebbe servire a dimostrare che Renzi non è riuscito a sancire una egemonia territoriale neppure alle porte di Firenze, ma non a cercare una potenziale affermazione. Il format delle sue comparsate, invece, finora è stato abbastanza standard: mercati, bagni di folla con la gente, ruspe giocattolo e all’occorrenza pure quelle vere di fronte ai campi rom da sgomberare. Staremo a vedere.
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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