Il Tirreno

Pisa

Acquedotto, i fondi per il consolidamento dirottati su altro

di Sharon Braithwaite
Acquedotto, i fondi per il consolidamento dirottati su altro

La Fondazione Pisa aveva concesso 190mila euro ma il Comune li ha spesi per interventi più urgenti

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PISA. Ben 190.000 euro destinati dalla Fondazione Pisa al consolidamento di una parte dell'acquedotto mediceo, sono stati utilizzati per altri interventi ritenuti più urgenti dall'amministrazione. È quanto è emerso in commissione quarta all'inizio di marzo, dalla risposta dell'assessore Andrea Serfogli a un'interpellanza di Riccardo Buscemi. Oggetto della richiesta del consigliere di Forza Italia, i contributi della Fondazione andati perduti per la mancata rendicontazione (una vicenda emersa a gennaio).

Si tratta di due finanziamenti distinti, è bene precisarlo. Il milione di euro rendicontato fuori tempo massimo dagli uffici comunali riguardava un altro progetto, concordato con la Fondazione: quello del restauro delle mura cittadine e della sala delle Baleari. I 190.000 euro, invece, non facevano parte di alcuna convenzione e Palazzo Gambacorti ha preferito dare la precedenza ad altre opere. Una scelta politica legittima. Peccato che gli interventi allo storico acquedotto, di proprietà del Comune di Pisa (dal Cisternone a piazza delle Gondole), siano stati rimandati ulteriormente. Gli ultimi lavori, infatti, risalgono al febbraio 2014 e furono effettuati in somma urgenza per scongiurare il cedimento della porzione nei pressi di via Sant'Elena ad Asciano. Poi più nulla. Ma oggi quei quasi 1000 archi, costruiti dai Medici per rifornire Pisa della preziosa acqua dei suoi monti, gridano vendetta. E i rischi di crolli dello storico monumento sono tutt'altro che improbabili, come Marta Ciafaloni della Soprintendenza ha ricordato al Tirreno mercoledì 6. «Per quanto riguarda i 190.000 euro, il Comune non aveva un progetto esecutivo pronto per intervenire sull'acquedotto mediceo: per questo non aveva appaltato gli interventi, né sottoscritto una convenzione con la Fondazione Pisa, che ha poi attribuito finanziamenti per altri lavori di restauro - precisa Serfogli -. L'acquedotto è interamente proprietà del Comune e le risorse a disposizione per la progettazione e gli interventi sono molto limitate. Detto questo, gli interventi di consolidamento del complesso sono più che importanti». «È un fatto gravissimo. La giunta ha affermato di aver rinunciato a quei fondi, il che denota un disinteresse al restauro dell'acquedotto e un'indifferenza riguardo al suo destino, di scomparire perdendo un pezzo alla volta. Questa città non merita di essere governata così male - commenta Buscemi -. Il monumento è in tale stato per l'incapacità di prendersi cura del manufatto da parte dell'amministrazione, e non per l'atavica mancanza di fondi. Allo scandalo del Comune che perde i contributi della Fondazione Pisa per l'incapacità di rendicontare gli investimenti nei termini stabiliti, si aggiunge l'altrettanto scandalosa inerzia dell'amministrazione, che pur avendo ricevuto nel 2013 un contributo di 190mila euro per intervenire proprio sull'Acquedotto Mediceo nell'arcata di Via Spartaco Carlini, in alcuni archi di Via di Pratale e su alcuni manufatti idraulici, ha rinunciato volontariamente al contributo per la propria manifesta incapacità di iniziare il lavoro di restauro».

Negli ultimi anni l'amministrazione ha svolto diversi studi di fattibilità e progetti preliminari per svariati milioni di euro, in collaborazione con il dipartimento di Ingegneria Civile dell'Università di Pisa. È stato anche utilizzato un fondo regionale per svolgere delle indagini conoscitive geotecniche. «I progetti sono in itinere, ho dato mandato ai tecnici di portarli a termine. Il problema dell'acquedotto è molto serio, è un nostro cruccio. È un patrimonio dell'umanità a cui teniamo - sottolinea Serfogli -. L'intervento emergenziale svolto dal Comune nel 2014 ha riguardato il tratto tra via Sant'Elena e via dell'Alberaccio ad Asciano, dove furono posizionati dei blocchi con tiranti. Non appena il progetto di consolidamento di questa parte sarà definito a livello esecutivo e sarà approvato dalla Soprintendenza, lo finanzieremo e appalteremo». In base alle ultime stime e ai progetti preliminari, consolidare e valorizzare tutto l'acquedotto, che dalla Valle delle Fonti al centro storico percorre un tratto di circa sei chilometri, costerebbe più di dieci milioni di euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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