Il Tirreno

Pisa

Pazienti “dirottati” a Salerno con lo sconto

di Sabrina Chiellini
Pazienti “dirottati” a Salerno con lo sconto

Ecco come da Pisa venivano aggirate le liste d’attesa

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PISA. Pagavano per sperare di salvarsi la vita o per mettere fine a lunghe sofferenze. L'inchiesta della Procura di Salerno in cui sono rimasti coinvolti anche due medici che lavorano a Pisa e che ora sono accusati di concussione, al di là di quelle che saranno le responsabilità penali che verranno dimostrate, rivela una gestione del servizio pubblico nell'ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona di Salerno sfuggita ad ogni controllo come se si trattasse di una questione privata.

Il team dei medici ora sotto inchiesta i pazienti lo contattava in buona parte a Pisa, nella clinica privata di San Rossore ma anche a Cisanello. Era il dottor Gaetano Liberti, 61 anni di Cascina, ora agli arresti domiciliari, neurochirurgo dell'Università degli studi di Pisa e direttore del Fukushima Brain Institute di San Rossore, a segnalare ai pazienti la singolare urgenza e delicatezza dell'intervento neurochirurgico a cui si sarebbero dovuti sottoporre in tempi rapidi. Il passo successivo era semplice quanto drammatico. A quel punto il professionista, secondo le accuse, indicava la possibilità di far eseguire l'intervento ad opera di Takanori Fukushima, neurochirurgo di fama mondiale, alternativamente presso la casa di cura di San Rossore pagando 60mila euro o presso l'ospedale San Giovanni di Dio di Salerno versando somme inferiori che variavano fino ai 20mila euro come quelli che sono stati pagati da un paziente che doveva essere operato per una gravissima patologia. Un bello “sconto” quello che veniva prospettato a persone nella disperazione. E che peraltro serviva solo per aggirare le liste di attesa sapendo che a Salerno potevano contare sulla complicità dei colleghi. Luciano Brigante, 50enne di Avellino, primario del reparto di neurochirurgia, non doveva fare altro che confermare davanti ai pazienti la gravità della situazione. Poi prospettava ai malati la possibilità di operarli a Salerno. Offriva la propria opera ad un prezzo inferiore di quello che avrebbero pagato a Pisa spiegando che avrebbe avuto come assistente Fukushima, il neurochirurgo creduto in maniera errata medico del Papa, che operava abusivamente e con indebita priorità in quanto fuori dalle liste di attesa. E non solo: non era mai stato autorizzato dalla direzione ospedaliera. La caposala Annarita Iannicelli, 48 anni, di Salerno, pensava a tutto il resto: metteva a disposizione dei chirurghi la sala operatoria e aggirava le liste. Renato Saponiero, 59 anni, direttore del dipartimento di neuroradiologia di Salerno (ora accusato di omissione di atti d'ufficio) anche di fronte alle segnalazioni di altri medici, che gli avevano fornito la registrazione di un paziente che aveva promesso 2mila euro al dottor Brigante per essere operato al di fuori delle liste di attesa, avrebbe omesso di attivare un procedimento disciplinare.

Il meccanismo messo su dal team di medici è stato scoperto grazie anche alle denunce di un loro collega che ha fornito ai carabinieri le registrazioni di pazienti che avevano pagato per aggirare le liste di attesa e per usufruire di prestazioni sanitarie gratuite. E le successive indagini, nel corso delle quali i carabinieri hanno sentito numerosi testimoni oltre alle parti lese, hanno appurato che tutti i medici del reparto di neurochirurgia dell'ospedale di Salerno, così come il direttore del dipartimento ora nei guai, erano a conoscenza del fatto che Fukushima operava senza autorizzazione e che Brigante chiedeva i soldi ai pazienti contando sull'aiuto della caposala. Soldi che gli ammalati hanno versato con bonifici ad una fondazione, la International Neurosurgery Education con sede negli Usa, ma anche sui conti correnti di uno studio medico associato costituito a Pisa dal dottor Liberti, e che poi sono stati girati a Fukushima che, sempre secondo le accuse, era ben consapevole delle irregolarità con cui operava. I documenti sequestrati a casa del dottor Liberti alcuni mesi fa, hanno poi permesso di ricostruire come il denaro dai conti dello studio associato intestato al professionista cascinese erano girati al dottor Fukushima. A volte quest’ultimo li riceveva attraverso la fondazione International Neurosurgery Education a lui riconducibile.

Inoltre due medici dello stesso ospedale, sottoposti ad intercettazioni ambientali nella sala d'aspetto della caserma dei carabinieri e che erano contrariati di trovarsi lì in quel momento, si sono lasciati andare: “È da due anni a questa parte che quello là per ogni intervento si prende i soldi, lo sanno tutti, compresi i carabinieri…”. Il riferimento, fanno notare i carabinieri negli atti di indagine, è al dottor Brigante.

Nove sono i casi documentati nel corso delle indagini che hanno riguardato pazienti di varie regioni, oltre che della Toscana, uno dei quali, proveniente dalla Sardegna, è morto dopo l’intervento. E alla famiglia del defunto dopo alcuni giorni è stato restituito il denaro. Per tutti i nove casi i costi del ricovero, dell’operazione e della degenza sono stati a carico del Sistema sanitario nazionale, anche se le famiglie hanno pagato e le somme che sono state richieste variano da 1.500 fino a 60mila euro.

Brigante, Liberti e Iannicelli sono ai domiciliari con divieto di incontrare persone diverse dai conviventi, Saponiero è sospeso dal servizio per nove mesi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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