Sicurezza
Tra postazioni per il “buco” e cumuli di rifiuti
Tra via Bargagna e via Cisanello sorge il parco della vergogna, meta di sbandati e drogati
PISA. Una grande pietra con una siringa adagiata sopra. Il tappo per proteggere l’ago a pochi centimetri. Accanto le fiale di qualche sostanza che più persone hanno deciso di mescolare al proprio sangue. Poco più in là una bottiglia di plastica sormontata dalla carta stagnola usata per assumere una o più dosi di crack e gettata sullo strato di fogliame che ricopre la terra, dal quale le siringhe usate e insanguinate spuntano come se fossero funghi, mischiandosi ai rifiuti e all’abbandono che pian piano si fanno spazio tra la natura. Tra il verde spuntano le postazioni del “buco”. Tra i sentieri, aree “attrezzate” per i bivacchi.
In futuro dovrebbe diventare il più grande parco urbano della città, per il momento l’area di oltre cinque ettari tra via Bargagna e via Cisanello ospita tossici e rifiuti di ogni genere. Con tanto di postazioni accuratamente allestite per preparare ed iniettare le dosi. Percorrere uno dei sentieri che attraversa il “parco di Cisanello”, il centro semi abbandonato di un quartiere dove abita circa un terzo della città e dove si trovano alcuni dei servizi più importanti (come l’ospedale), significa addentrarsi in un percorso ad ostacoli, rappresentati quest’ultimi da decine e decine di siringhe e quintali di rifiuti di ogni genere abbandonati tra le aree boscate e la ricca biodiversità che costituiscono quello che dovrebbe essere uno dei principali polmoni della città. Protetti dalla natura, invisibili a tutti. All’ombra degli scheletri di cemento del Parco delle torri, si introducono a tutte le ore del giorno nell’immensa area a verde e nel tempo hanno trasformato lo “stradello” centrale (il sentiero che attraversa l’intero parco) nell’ingresso di una realtà parallela, fatta di droga, spaccio e abbandono.
Il percorso si apre a poche decine di metri di distanza dalla sede della Pubblica Assistenza. Basta percorrere pochi passi e sulla sinistra, tra i rovi e le diverse specie arboree e arbustive, un breve sentiero porta ad una sorta di piazza naturale. Tra materassi abbandonati, abiti e rifiuti di ogni genere, una grande pietra sistemata con cura in un angolo dello spiazzo viene usata come base di appoggio per preparare le sostanze da iniettare in vena. Una siringa, un tappo copriago e alcune fiale è quello che resta di un rituale che si ripete ogni giorno. Intorno, lo scenario non cambia. Decine di siringhe, alcune insanguinate, bottiglie trasformate in pipe per crack e spazzatura.
Usciti dallo “spiazzo della perdizione”, lo stato di abbandono continua, ma si trasforma. La droga lascia spazio ai bivacchi. Tra i rovi e le margherite in fiore, il manto erboso dello stradello ospita una sorta di cucina all’aperto, attrezzata con un barbecue improvvisato. Sul suolo i resti di pranzi o cene fugaci preparate e consumate all’ombra della folta vegetazione, avvolta ormai da degrado e abbandono, come quel progetto, scaturito da un lungo percorso partecipativo, che dovrebbe trasformare parte dell’area (circa metà dei cinque ettari verrà occupata dalla Stella Maris, dove la Fondazione trasferirà l'ospedale di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza) nel più grande parco urbano della città, ma che per il momento è rimasto solo sulla carta.
Un parco aperto e fruibile da tutti, basato sull'idea di una grande piazza verde e sull'equilibrio tra le necessità delle specie animali e vegetali e quelle dei futuri utenti, il progetto del gruppo di cittadini, enti e associazioni presentato lo scorso anno all'amministrazione comunale punta sulla conservazione e sulla valorizzazione degli elementi naturalistici, da affiancare ad un modello di sviluppo innovativo ed ecosostenibile, accompagnato dalla creazione di servizi e strutture a servizio degli utenti. Che per il momento restano solo tossici e rifiuti.
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