Trasporti
Non è una città per cani
Legambiente: Pisa maglia nera nei servizi per gli animali da compagnia
PISA. Se potessero descrivercela, ce la racconterebbero come inospitale, poco attenta ai loro bisogni e a quelli dei loro migliori amici (che dovremmo essere noi), incapace di dedicare loro spazi adeguati, servizi, cure. Pisa non è una città per cani, non lo è per i gatti e in genere per tutti gli animali d’affezione. Se non investe poco sul loro benessere, lo fa male; sebbene abbia un canile, non lo fa funzionare come dovrebbe, ci investe energie limitate e poche persone; non prevede agevolazioni per favorire le adozioni, non possiede strutture, personale né idee per migliorare la qualità della vita di Fido e compagni. Per questo Pisa è finita laggiù, in fondo alle classifiche stilate da Legambiente nell’ultimo rapporto sulle città a misura di animali. L’associazione ha valutato le performance di tutti i Comuni capoluogo di provincia e delle Asl assegnando ad ognuna delle amministrazioni pubbliche un punteggio da 0 a 100, utilizzando il sistema delle faccine per attribuire un voto.
Il flop in classifica
La soglia della sufficienza è oltre i 30 punti. La giunta di Marco Filippeschi è la maglia nera in Toscana, ha totalizzato 24,55 punti, addirittura un punto e mezzo meno dell’anno precedente. Insomma quell’emoticon rosso segnato da una smorfia di disappunto è una sonora bocciatura. Peggio di noi fa solo Prato con zero punti. «Ma quella pratese - dice Antonino Morabito, responsabile nazionale Fauna e benessere degli animali di Legambiente e curatore del rapporto - è un’anomalia, non ci ha comunicato i dati. Nell’edizione dell’anno scorso, infatti, la città del tessile era in testa alla classifica, l’unica ad aver superato i 50 punti insieme a Terni, quest’anno invece raggiunta in vetta da Modena». Non va meglio alla vecchia Asl pisana, nettamente bocciata con 10,1 punti e due faccine rosse.
Incentivi e randagismo
Sono molti gli indicatori presi in esame, quattro le macro aree tematiche di indagine. Ma perché questa bocciatura, cosa penalizza Pisa? Legambiente ha chiesto a tutte le amministrazioni comunali coinvolte di chiarire il sistema di regole, specificare l’esistenza di sanzioni e incentivi legate al mondo degli animali. Ebbene, Pisa non prevede sostegni alle adozioni, i regolamenti non contemplano agevolazioni sulle tasse per i cittadini che decidano di diventare padroni di uno dei randagi del canile. In Toscana solo Massa finora ci ha pensato ma su questo la città potrebbe dare un segnale accogliendo la proposta di Francesco Pierotti, consigliere comunale dem che vorrebbe applicare uno sconto sulla Tari per ogni adozione. Ma da noi non ci sono neppure misure di contrasto alle esche avvelenate, mentre su questo fronte sono molto attente Firenze e Livorno. Scarse anche le politiche per combattere il randagismo di cani e gatti, non è un caso che solo il 30% dei gatti delle colonie feline sia sterilizzato. Per Legambiente la soglia minima accettabile è il 60%. Un deficit che l’amministrazione in questo caso condivide anche con la Asl, che insieme a Massa, Livorno e Prato non ha fornito alcun dato sul numero di cani registrati in anagrafe, dunque muniti di microchip.
Risorse investite e risultati
Una fetta importante del punteggio, ovviamente, Legambiente la riserva agli investimenti. «Ma non sempre un investimento importante è sufficiente a raggiungere buoni risultati - dice Morabito - Abbiamo stimato che sia sufficiente investire da cinquanta centesimi a due euro a cittadino ogni anno, ma i soldi vanno spesi bene, costruendo un’architettura organizzativa e una rete di servizi efficiente». Per questo a poco servono i 2,4 euro ad abitante investiti da Pisa. Su 25 punti in palio, in questa sezioni Legambiente ne attribuisce all’amministrazione comunale 2, appena 3 su un massimo di 30 alla Asl.
Canili e adozioni
In città non ci sono gattili, è basso il rapporto fra numero di cittadini e il numero di canili, dato che ne esiste solo uno e non è un canile “rifugio”, ma solo sanitario, dunque non può ospitare randagi se non per pochi mesi per poi chiedere per loro ospitalità in altre strutture della regione o dell’Italia. È basso il numero di adozioni o restituzioni rispetto al numero di ingressi nella struttura: secondo l’associazione dovrebbe essere di 2 affidamenti per ogni cane randagio accolto, mentre Pisa ha una media di uno a uno. Non c’è una adeguata presenza di uffici dedicati né una offerta variegata per i cittadini che vorrebbero usare il trasporto pubblico portandosi dietro Fido.
Aree dedicate e controlli
Non va malissimo sul rapporto fra aree verdi per cani e numero di abitanti, ne abbiamo 1 ogni 14mila 700 residenti. Ma siamo una frana nei controlli. Sia nel sanzionare chi ad esempio non multa i padroni di animali che sporcano in strada (2,5 punti su 25 in palio), che su quelli sanitari a carico dell’Asl. Appena 4 punti su 40. Insomma, altro che amici a quattro zampe, cani e gatti li trattiamo da nemici.
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